lunedì 31 agosto 2015

Let's talk about tv series: HANNIBAL

STAGIONI: 3
STATO: conclusa
CANALE: NBC
CAST: Mads Mikkelsen (Hannibal Lecter), Hugh Dancy (Will Graham), Laurence Fishburne (Jack Crawford) Gillian Anderson (Bedelia Du Maurier) [more]

Esplora il rapporto tra lo psichiatra Hannibal Lecter e il suo paziente, un giovane criminal profiler dell’FBI, Will Graham, perseguitato dalla sua capacità di empatizzare con i serial killer a cui dà la caccia.

E “con un tuffo dove l’acqua è più blu” (perdonate l’ironia) si è conclusa la terza serie di Hannibal, sarà l’ultima? Avremo una quarta stagione? Non è dato sapere, ancora non si è trovato un accordo con un’altra emittente televisiva, certo la situazione dopo i no di Netflix e Amazon non fa ben sperare ma confidiamo nel nostro cannibale preferito affinché riesca a trovare il modo di continuare a deliziarci con i suoi piatti.
È comunque possibile affermare, anche se l’avventura di Hannibal dovesse fermarsi qui, che abbiamo avuto il piacere di guardare tre stagioni di alto, a tratti anche altissimo, livello che hanno saputo osservare da una prospettiva mai banale dei personaggi particolari, fuori dalle logiche del “common sense”. Una serie che racconta le vicende di un raffinato psicologo che ha il vizietto di mangiare esseri umani e di un profiler dell'FBI capace di empatizzare con i criminali fino a poter quasi vivere, esperire, sentire e capire i loro orrendi crimini e le motivazioni che li hanno spinti a commetterli (“this is my design” ripete spesso Will davanti alle scene del crimine), era certamente un territorio aspro in cui avventurarsi, si poteva cadere in “filosofeggiamenti” senza fine o nello splatter fine a se stesso, invece Bryan Fuller, ideatore della serie, è riuscito a mantenersi sempre in equilibrio sul filo del rasoio regalandoci la giusta dose di analisi e scene cruente e creando un’alchimia del tutto speciale con quelli che sono i veri protagonisti di tutte e tre le stagioni: Will Graham e Hannibal Lecter. È possibile ammirare nel corso di tre stagioni con quanta cura e attenzione Fuller si sia dedicato a creare degli archi narrativi di tutto rispetto per i suoi personaggi, portandoli a crescere e svilupparsi, in un divenire, quel “becoming” ricorrente nelle battute dei personaggi, coerente ma diverso per ciascuno di loro. Certo Fuller ha mescolato le carte, e parecchio anche, e forse agli amanti dei romanzi di Harris alcune cose potranno non essere piaciute ma è impossibile non ammirare la capacità dello show runner di essere praticamente riuscito a portare sullo schermo la sua personalissima versione, chiamiamola anche fanfiction, dei romanzi sul terribile cannibale, figura che sicuramente deve aver affascinato parecchio il nostro caro Bryan.
In una prima stagione dove i “buoni” erano alla caccia del cattivo, lo squartatore di Chesapeake, e dove era ancora possibile tracciare una linea di demarcazione abbastanza precisa tra bene e male, siamo poi passati ad una seconda serie in cui, svelato il vero volto del dottor Lecter, si è iniziato a fare sempre più complicato e affascinante il rapporto tra Will e Hannibal e tutto ciò ha ovviamente avuto delle ripercussioni sull’intero universo della serie e i concetti di giusto e sbagliato si sono fatti sempre più labili, confusi, anche il mondo stesso sembra essersi fatto più cattivo con l’entrata in scena di altri personaggi dalla dubbia moralità (come dimenticarsi di Mason Verger e dei suoi porcellini?). Ma anche il concetto stesso di moralità si fa sfumato, nelle parole di Hannibal è impossibile non trovare una lucidità che ci lascia sconcertati e con noi anche Will, la sua sensibilità lo porta a vacillare spesso e a rendersi pedina malleabile nelle mani di Lecter che in lui sicuramente vede qualcosa, ma cosa? Il suo prossimo pasto? Un suo discepolo? Un suo simile? Qualcuno che lo capisce? Forse un po’ di tutto ciò e qualche risposta la otteniamo proprio nel corso della terza stagione che si apre con i due impegnati a cercarsi e a farsi trovare, sullo sfondo di un’Italia tanto ricca d’arte quanto inquietante e che proprio con le sue bellezze sembra aver ispirato un giovanissimo Hannibal nella creazione della sua agghiacciante estetica. I due si trovano, ritornano in America e Hannibal non oppone nessuna resistenza al suo arresto, anzi, farà di tutto affinché Will “sappia sempre dov’è e dove può trovarlo”, una confessione che lascia spiazzati e da cui si dipana la seconda metà di questa terza stagione, infatti entra in scena il grande Drago Rosso dietro cui si nasconde il tormentato Francis Dolarhyde (a mio parere il lato debole della serie, scritto divinamente ma con una interpretazione da parte di Richard Armitage non all’altezza) e che sembra essere il braccio armato e in libertà del dottor Lecter ormai rinchiuso nella sua prigione di vetro e che farà da esca per riportare Will al centro dell’azione dopo che, abbandonata l’FBI, aveva cercato di costruirsi una nuova vita e una famiglia. La caccia al Drago, in cui Will ha la necessità di confrontarsi con Hannibal e di chiedere il suo aiuto, non sarà altro che l’ennesimo espediente per riavvicinare e studiare più da vicino l’improbabile duo cannibale e profiler. Con la sanguinosa uscita di scena del Drago, Hannibal otterrà finalmente quello che ha sempre desiderato per se e per Will, un’esistenza in cui non ci sono vincoli di alcun genere, in cui niente è proibito perché così è stato stabilito da chissà chi, in cui essere non solo padroni del proprio destino ma quasi delle divinità capaci di decidere quello degli altri. Quel divenire, quel “becoming” tanto cercato sembra finalmente essere a portata di mano.
Si è parlato solo di Hannibal e Will, ovviamente ci sono altri personaggi: Jack Crawford, Bedelia Du Maurier, Alana Bloom, il povero Chilton inventore dello slogan “Hannibal the cannibal” e personaggio più torturato dell’intera serie (e sono tutti interpretati da ottimi attori) eppure la storia raccontata è la storia di Hannibal, la storia di Will e soprattutto la storia di Hannibal e Will, insieme. Senza cadere nella retorica da romanzo harmony, è comunque innegabile che la lente d’ingrandimento sia puntata su di loro, in questo rapporto di cui non si riesce ad indicarne con certezza la tipologia e che proprio per questo affascina. Un rapporto fuori dall'ordinario in cui Hannibal e Will assumono molteplici ruoli: complici, doppiogiochisti, carnefice il primo e vittima il secondo, ma è innegabile che entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per essere pienamente loro stessi.
Se si parla di Hannibal, non sono solo i dialoghi e la psicologia dei personaggi ad essere ben strutturati, ma si parla anche delle magnifiche scelte visive compiute dal suo autore che ci regala ambientazioni raffinate ed eleganti e scene del crimine tanto spettacolari quanto spaventose (Ricordiamoci degli angeli delle primissime puntate della prima stagione!). Questa estetica non è comunque mai fine a se stessa ma veicola l’ideale del suo eponimo protagonista: ovvero la dimostrazione che ci può essere bellezza in ogni cosa, e Hannibal, cultore delle arti e del buon gusto, crede profondamente nel valore estetico delle proprie “opere”.  Bellezza che è anche nella morte che viene abusata, sfruttata, analizzata, esaltata, ridicolizzata nel corso di tutte le puntate, così come vengono scandagliati tutti i recessi della mente umana, sia attraverso personaggi che compaiono in una sola puntata sia attraverso quelli ricorrenti in ogni episodio, un’analisi che però non giudica ma mostra soltanto le molteplici declinazioni di ogni cosa.
Come scritto precedentemente non sappiamo se la serie avrà un futuro, se rivedremo Hannibal e Will, se potremo vedere anche sul piccolo schermo Clarice o se il viaggio si sia concluso qui, ad ogni modo, ciò che rimane da dire su questa serie è possibile dirlo prendendo in prestito le parole finali di Will: “it’s beautiful”.
SCENA PREFERITA: qui sarò terribilmente di parte ma mi sono piaciute tutte le scene con Will e Hannibal ambientate nella Cappella Palatina di Palermo (quando il luogo natio chiama non si può far altro che rispondere presente).
PERSONAGGIO PREFERITO: scelta difficilissima, il mio voto va sia ad Hannibal che a Will, sono inscindibili, due facce della stessa medaglia.
CONSIGLIATO A: agli amanti dei thriller psicologici con molte riflessioni e il parlato che ha la meglio sulle azioni.
SCONSIGLIATO A: se si è facilmente impressionabili è meglio evitare.

ps. sappiate che se venite colti dall'irrefrenabile impulso di mangiare qualcosa mentre guardate gli episodi di Hannibal ciò è perfettamente normale, tranne se non vi ritrovate a sgranocchiare le tibie del vicino, in quel caso interrompete la visione e restituite le tibie al legittimo proprietario!


2 commenti:

  1. quoto tutto! E' notevole come sia riuscito a destreggiarsi tra fanfiction, copyrights e narrazione vera senza mai incagliarsi nel "troppo che stroppia". Mi mancherà molto e spero non ci mettano troppo a tornare :(

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    Risposte
    1. Bryan è molto intelligente, si vede che dietro c'è organizzazione e che aveva pensato anche al più piccolo dettaglio.

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E tu cosa ne pensi?

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