giovedì 24 settembre 2015

Let's talk about books: I MISERABILI

TITOLO: I Miserabili
TITOLO ORIGINALE: Les Misérables
AUTORE: Victor Hugo
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2004 (p.e. 1862)
CASA ED.: Newton Compton
"Del resto, chi dice luce, non dice necessariamente gioia. Si soffre nella luce: l'eccesso brucia. La fiamma è nemica dell'ala.
Ardere senza cessare di volare, ecco il prodigio del genio.
Quando conoscerete e quando amerete, soffrirete ancora. Il giorno nasce in lacrime. Gli illuminati piangono, non foss'altro per quelli che sono nelle tenebre."

A volte capita di leggere un libro e di amarlo moltissimo, così tanto che una volta girata l'ultima pagina vorremmo, da una parte, ricominciarlo daccapo e dall'altra, parlarne a non finire, scocciando ogni nostro conoscente, parente e amico e per non disturbare nessuno il soliloquio sembra essere infine l'unica soluzione. Con I Miserabili mi è successo proprio questo, per niente intimidita dalla mole del romanzo, quasi mille pagine, mi sono lanciata in questa avventura, perché ogni romanzo è in fondo un'avventura, convinta che fosse davvero arrivato il momento di confrontarsi con questo gigante della letteratura e il viaggio intrapreso, una volta giunta la sua conclusione, non mi ha deluso.
Leggere I Miserabili è contemporaneamente leggere l'epopea di un uomo, Jean Valjean, di un popolo, dei suoi strati più bassi soprattutto, di una nazione, la Francia, arrivando a comprendere che la vita umana, del singolo e della comunità, non dovrebbe essere altro che un viaggio verso la luce: attraverso la bontà, la giustizia, l'istruzione ma anche seguendo la propria coscienza e non giudicando in base a futili dettagli come l'estrazione sociale, tenendo dunque in considerazione l'anima non il superficiale. La miseria non è un buona scusa per essere spregevoli e ingiusti, si può essere miserabili e tuttavia non essere dei Thenardier ma essere come Jean Valjean, anche se si è costretti a soffrire, la dignità è la prima delle virtù umane. Avere un credo, un ideale e cooperare per il bene comune è il compito supremo dell'intera umanità, chi più chi meno, ognuno secondo le proprie capacità, inclinazioni e possibilità.
Quella de I Miserabili è dunque una meravigliosa indagine sociale che scandaglia e si snoda tra ogni anfratto dell'umanità, senza tirarsi indietro, senza storcere il naso di fronte ai suoi luoghi più oscuri, anzi vi è sempre la convinzione che bisogna migliorarsi, che risalire quelle che Hugo definisce le caverne sotterranee dell'umanità è possibile, infondo ci viviamo tutti, l'importante è capire che bisogna scavare verso l'alto, verso la luce e non sprofondarsi ulteriormente verso le loro paurose e terribili profondità. I Miserabili è il romanzo della luce, la luce dell'intelletto, come amerebbero dire gli uomini del secolo dei Lumi e infatti Hugo non si stanca mai di sottolineare come l'educazione sia il primo fondamentale passo verso una popolazione più consapevole e meno incline a lasciarsi abbindolare da facili soluzioni che in realtà contribuiscono solo ad annerire l'anima dell'uomo; ma di certo anche la luce che proviene dall'alto, quella della religione, di Dio, ha un peso fondamentale all'interno del romanzo ma essa non è mai un qualcosa che ricade sui personaggi che si trovano così ad operare in suo nome volenti o nolenti, no, ognuno può scegliere, operare in favore della luce, laica o religiosa che sia, è una scelta e a volte anche una lotta con se stessi, con e contro la propria coscienza che nell'uomo onesto rappresenta una voce che non può e non deve essere zittita, non è una strada facile da percorrere e mai lo sarà. E Hugo tutto questo ce lo racconta attraverso la storia di Jean Valjean, il galeotto che ha saputo votarsi al bene attraversando un vero e proprio terremoto dell'animo avvenuto dopo l'incontro con il Vescovo di Digne, Monsignor Benvenu, che derubato dal carcerato in fuga, mostrerà compassione e non lo denuncerà dandogli l'occasione di ricostruirsi una vita all'insegna della bontà e dell'onestà. Valjean non sprecherà questa opportunità, vivrà secondo coscienza, manterrà la promessa fatta alla povera Fantine e alleverà la figlia di lei, la piccola Cosette e a lei e alla sua felicità dedicherà la sua esistenza, fino alla fine, premurandosi di realizzare il sogno d'amore tra la ragazza e il giovane idealista Marius Pontmercy. Valjean rimarrà tuttavia un uomo costantemente braccato dal suo passato, personificato dalla figura dell'ispettore di polizia Javert, uomo per cui ogni cosa è o bianca o nera, per cui la legge è l'unica via da seguire e i contorni delle cose e dei fatti sono sempre netti. La sua spietata e cieca intransigenza viene però sconvolta dall'agire di Valjean che preferirà salvargli la vita piuttosto che sbarazzarsi comodamente dell'uomo che non gli ha mai dato tregua e ciò lo porterà ad un tale sconquasso dell'anima a cui riuscirà a trovare un'unica soluzione: il suicidio, per il paladino della Legge non è concepibile un mondo in cui un noto criminale, condannato secondo regolare processo, mostri pietà e compassione. Ma I Miserabili non è solo la storia di Valjean e al suo interno troviamo un immenso dispiegarsi di personaggi portatori ciascuno di una qualità umana o del suo rovescio sempre pronti a dimostrare la tesi di Hugo: non esiste nulla che sia sbagliato o cattivo a priori, persino nel più oscuro anfratto della miseria è possibile trovare delle esemplarità, ogni uomo va giudicato per le sue azioni e non per la sua provenienza sociale, per ogni Thenardier impegnato a gabbare il prossimo esiste una Eponine pronta a farsi da parte e sacrificarsi.
Quando si nomina il capolavoro di Victor Hugo si nomina anche uno dei migliori esempi di romanzo storico, con le sue lunghissime digressioni che collocano il romanzo in un preciso istante nel tempo senza tuttavia diminuire la sua capacità di parlarci e insegnarci qualcosa anche oggi: siamo esseri in cammino anche noi, l'umanità non si è mai fermata e con essa si è mossa anche la Storia capace di riproporre problematiche antiche sotto nuove vesti. È per questo motivo che seguiamo nei minimi dettagli la grande e drammatica avventura che furono le sommosse del 1832 e Hugo ci offre un racconto così vivo e sentito che è impossibile non rimanere catturati e commossi dalla fallita insurrezione che è comunque stata coacervo di ideali, di speranze, di nuove possibilità tutte rappresentate da quel gruppo di sognatori che sono gli Amici dell'ABC e soprattutto dal loro carismatico capo, il giovane, l'Antinoo feroce e idealista Enjolras rappresentante di tutti coloro che credono nel cambiamento, nella possibilità di un mondo più giusto e che così bene rispecchia l'anima della Francia, che nel romanzo di Hugo quasi si personifica, è anch'essa un personaggio che partecipa alla costruzione dei fatti, è la nazione in cui è avvenuta la prima, vera e grande rivoluzione popolare e il cui magmatico animo è sempre pronto ad affiorare in superficie e a porsi come guida spirituale di tutti quei paesi che riscopriranno la propria identità nazionale durante i famosi moti del 1848.
Le lucide analisi storiche di Hugo, a volte un po' partigiane, non sono mai inserite a caso, non sono virtuosismi di un uomo che sa sicuramente come "giocare" con le parole, materiale malleabile al servizio della sua formidabile penna. Nulla viene detto per caso, si può brancolare nel buio per diversi capitoli e poi finalmente capire i perché dietro la digressione sulla battaglia di Waterloo, dietro l'analisi delle sommosse del 1830, la descrizione minuta del "ventre" di Parigi, la fogna, e della Parigi "studiata nel suo atomo", la città dei piccoli, i monelli di strada capitanati dalla figura di Gavroche (il monello per antonomasia forse ispirato a Hugo dalla piccola figurina del quadro di Delacroix,  "La Libertà che guida il popolo"). I Miserabili è un romanzo che richiede anche uno sforzo di memoria e la totale fiducia nel suo autore che racconta, aggiunge, divaga e poi tira magistralmente le fila di ogni storia per costruire la Storia, quella con la maiuscola.
I Miserabili, come sappiamo, fu pubblicato nel lontano 1862 e sebbene dalle sue pagine traspaiano convinzioni tipiche di un uomo dell'800 che sotto l'influsso della filosofia Positivista così in voga all'epoca crede con cieca convinzione e fiducia nell'avvento del Progresso e del miglioramento generale della condizione umana è possibile ravvisare un messaggio valido ancora oggi, dopotutto i classici della letteratura sono considerati opere immortali proprio per la loro capacità di "parlarci" nonostante gli anni e i secoli di distanza, e i Miserabili è ancora perfettamente capace di farlo, ci porge delle domande e richiama la nostra attenzione perché non è mai sbagliato leggere del passato con un occhio al presente, e come ogni buona storia, è ancora oggi capace di emozionarci con la forza dei suoi personaggi e la forza della sua scrittura esempio di un lirismo capace di restituirci immagini, sentimenti e sensazioni sempre vive e vibranti.
MOMENTO PREFERITO: ho apprezzato tantissimo i capitoli dedicati alla battaglia di Waterloo, dove storia, aneddoti e indagine psicologica si mescolano creando alcune delle pagine di letteratura più belle che io abbia mai letto. Cambronne è un idolo indiscusso!
PERSONAGGIO PREFERITO: Enjolras, la figura di questo giovane innamorato della Patria che combatte per i suoi ideali mi ha estremamente affascinato, affronta la morte e il pericolo sicuro che il suo sacrificio non sarà vano, esiste qualcosa di più eroico? Credo di no.

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