lunedì 30 novembre 2015

Let's talk about tv series: THE SERIAL BOWL #2

...ovvero di serie concluse, in corso o che stanno per iniziare.

Temo che questo sarà un serial bowl particolarmente caotico, ho iniziato nuove serie, ne ho abbandonate altre e alcune le ho concluse e altre invece languono, ancora da terminare, ad una manciata di episodi dalla fine.


Terminate...

Les Revenants: ne avevo parlato nel post precedente e avevo ancora i due episodi finali da vedere e dopo averli visti posto confermare quanto di buono avevo detto su questa serie, che certamente non è semplice, i misteri e i dubbi aumentano puntata dopo puntata e lo stesso episodio finale non chiarisce perfettamente come siano andate veramente le cose, ma penso sia questo senso strisciante di mistero che rende la serie così bella. Ho trovato azzeccato che si siano voluti dedicare i minuti finali dell'ottavo episodio a Victor e Julie, il loro rapporto informa entrambe le stagioni, ed è probabilmente quello che meglio ci dimostra le dinamiche tra i revenants e gli abitanti della cittadina. Non so se la serie avrà una terza stagione, alcuni eventi capitati a certi personaggi fanno presupporre che si sia arrivati alla fine del viaggio e potrebbe andare bene così, certo alcune domande sono rimaste in sospeso e la stessa scena finale fa presupporre che ci sia ancora qualcosa che valga la pena raccontare.

Downton Abbey: la stagione canonica di otto episodi si è conclusa ma non la storia che invece troverà degna conclusione, almeno si spera, nello speciale di Natale a cui mi aggrappo prima di dire definitivamente addio alla sfarzosa magione dei Crowley e ai suoi abitanti con cui abbiamo trascorso ben sei stagioni, sono successe parecchie cose, c'è anche stata una guerra di mezzo e abbiamo visto i personaggi cambiare, crescere e affrontare la vita. I cambiamenti maggiori sono avvenuti soprattutto "downstairs", in special modo in questa ultima stagione in cui al tramonto delle grandi case nobiliari che necessitavano di uno stuolo infinito di camerieri e valletti, è seguito un momento di profondo cambiamento in cui anche i nobili hanno rinunciato a parecchie comodità ormai desuete, un po' perché i tempi cambiano un po' per mere questioni economiche, mentre il lavoro a servizio non viene più considerato il modo più sicuro e dignitoso di provvedere al proprio mantenimento. Gli esempi migliori sono quelli di Mr. Molesley e Daisy che dopo tanto studio e tanti sacrifici stanno vedendo cambiare significativamente la loro vita, mentre Thomas incontra maggiori difficoltà. Upstairs invece, almeno per la famiglia Crowley, le cose sembrano non essere cambiate moltissimo, tra una battuta sagace di Lady Violet e una garbata lite con la cugina Isobel, sono però le donne di casa Crowley a vivere cambiamenti importanti: Mary ha ormai preso le redini della gestione della proprietà ed è grazie a lei, e a Branson, che la sua famiglia non ha dovuto affrontare i problemi economici che hanno portato moltissime famiglie aristocratiche alla vendita dei loro beni, mentre Edith continua ad occuparsi con successo e piglio sicuro della sua testata giornalistica. Ovviamente non è tutto rose e fiori, soprattutto nei rapporti tra sorelle che sembrano incrinarsi definitivamente quando Mary con inaudita cattiveria e spinta dalla gelosia per la sorella che avrebbe potuto acquisire un titolo più prestigioso del suo, pensa bene di far saltare il matrimonio tra Edith e Bertie, Ovviamente per la più adorata dell'intero Yorkshire invece la stagione si conclude con le nozze con Henry Talbot. Spero che Fellowes distolga un attimo l'attenzione da quello che è chiaramente il suo personaggio preferito, ovvero Mary, per dare finalmente un meritato lieto fine anche a Edith che nel corso di sei stagioni ha sofferto abbastanza, speriamo che il proverbiale "mai una gioia" non si applicato con così crudele tenacia.

The Bastard Executioner: devo ammettere che ho finito gli ultimi episodi facendo un enorme fatica, e non devo essere stata l'unica visto che FX ha deciso di chiudere la serie dopo una sola stagione, un peccato perché le premesse erano davvero ottime e personalmente nutrivo grandi aspettative perché di serie di ambientazione medievale non se ne ha mai abbastanza eppure l'esperimento di Kurt Sutter non ha funzionato, forse per una trama che si dilunga inutilmente per 8 episodi per poi diventare avvincente solo negli ultimi due, oppure perché gli elementi che avrebbero reso interessanti la serie, come il contesto storico inglese e le ribellioni gallesi, sono state usati con il contagocce e spesso solo accennati, e di certo non ha giovato questa sensazione di avere troppa carne al fuoco, le lotte politiche e di indipendenza sarebbero bastate ma si è voluto inserire anche lo scontro tra intransigenti ministri di Dio e una setta che si proponeva di proteggere e successivamente rivelare i vangeli scritti nientemeno che da Gesù Cristo. Tutto molto interessante ma gestito malamente, anche la vendetta cercata così avidamente dal protagonista poi si risolve, solo all'ultimo episodio, con un nulla di fatto! Unica nota positiva sembra essere Lady Love, un bel personaggio femminile, forte e inserirne uno così in una serie ambientata nel medioevo non è cosa da poco, ma un solo personaggio (che non è nemmeno il protagonista) in una serie non può bastare, persino il più cattivo dei cattivi alla fine non era poi così... cattivo (mi si perdoni il gioco di parole). Anche la regia e la fotografia non sono state particolarmente degne di nota, soprattutto la seconda dove qualsiasi scena, interna o esterna, notturna o con il sole, aveva sempre la stessa fastidiosa nota giallastra. Non ci siamo proprio caro Sutter, eppure mi hanno detto che Sons of Anarchy è bellissimo, forse era meglio continuare a parlare di motociclisti.

Jessica Jones: Santa Netflix ci ha donato un altro dei suoi piccoli capolavori Marvel, non mi dilungherò molto perché spero di dedicare un intero post alla serie, dirò solo che la serie merita, forse si sarebbe potuto stringere un po' il brodo e fare qualche episodio in meno rendendo così la storia più incalzante e probabilmente qualche scelta di casting non è stata felicissima ma Krysten Ritter e David Tennant sono da A+.

In corso...

London Spy: la BBC l'ha fatto di nuovo, ha di nuovo deciso di giocare con le nostre menti e i nostri sentimenti e ci sta riuscendo benissimo. Premesso questo, London Spy, come il titolo suggerisce, è una spy story ambientata nella Londra nei giorni nostri, punto di partenza è la storia d'amore tra Danny, semplice commesso in un magazzino con parecchi problemi di droga alle spalle, e Alex, uno schivo agente di banca. L'idillio d'amore è ovviamente talmente perfetto che si aspetta con una certa rassegnazione il momento in cui tutto andrà a rotoli e ciò ovviamente non tarda ad accadere, già nel primo episodio scopriamo che Alex probabilmente non lavora affatto in una banca ma è un agente segreto dell'MI6 e che Danny, non si sa ancora come e perché e soprattutto da chi, viene accusato del suo omicidio, è chiaro che dietro c'è qualcuno di particolarmente potente dati i mille sotterfugi messi in atto e, lasciatemelo dire, carognate che il povero Danny è costretto a subire.
L'unico che crede a Danny sembra essere Scottie, anche lui ex agente MI6 che si prodiga in ogni modo per aiutare l'inesperto amico. Sono andate in onda le prime tre puntate, per un totale di cinque, con un ingannevole ritmo lento, alla fine è impossibile non voler scoprire insieme a Danny come siano andate veramente le cose.
Protagonista straordinario della serie è Ben Whishaw (Danny), coadiuvato da un altrettanto brillante Jim Broadbent (Scottie), e come bonus perché la BBC ci tiene a mostrarci la sua capacità di riciclo degli stessi quattro attori, c'è un cammeo di Mark Gatiss, ma dimenticatevi l'elegante Mycroft Holmes di Sherlock, qui Gatiss è così inquietante da mettere i brividi. Nel ruolo dell'impiegato di banca/spia troviamo invece Edward Holcroft che i più potrebbero ricordare nei panni di George Boleyn in Wolf Hall serie sempre targata BBC.

The Knick: è probabilmente la serie che al momento mi sta dando più soddisfazioni, i personaggi sono tutti interessanti e le loro storylines sono ben gestite nel corso di ogni episodio, mi piace tantissimo come gli sceneggiatori siano stati capaci, anche in questa stagione, ad inserire temi e problematiche dei primi del '900 sia in campo medico e scientifico, come l'inizio degli studi sulle dipendenze e i pregiudizi che si celavano dietro di esse, la nascita della terribile e nefasta branca medica dell'eugenetica ma anche particolare attenzione viene data anche a una serie di problematiche sociali come l'integrazione razziale, l'immigrazione e il ruolo delle donne. Tutto si mescola, perfettamente dosato, e rende sicuramente più ricca e interessante l'intera serie che può inoltre contare sulla regia sublime di Steven Soderbergh e una fotografia che con un saggio uso dei colori aiuta a veicolare ancora meglio situazioni ed emozioni. 

Da Vinci's Demons: la nota dolente del post, ho sempre difeso la serie perché a me è sembrato ovvio fin dall'inizio che gli sceneggiatori non si proponevano di mostrarci una serie-documentario sulla vita di Leonardo da Vinci quindi inesattezze storiche e una certa dose di fantasia le avevo tenute in conto da subito però, purtroppo, è facile notare come la fantasia abbia ormai preso il predominio sull'intera vicenda, non c'è nulla, ma proprio nulla, del Leonardo da Vinci che conosciamo e che le pagine di storia ci hanno tramandato, voler vedere oltre al vecchio uomo con la barba bianca poteva essere un interessante punto di vista da narrare ma presentare Leonardo esclusivamente come un tipo un po' isterico che inventava macchine da guerra perfettamente funzionanti mi pare proprio un'esagerazione. Come altrettanto stonata appare questo voglia incontrollabile di fargli sperimentare praticamente ogni sorta di setta segreta che possa essere esistita durante il Rinascimento italiano, aspetto quasi con terrore la puntata in cui Leonardo verrà avvicinato dai testimoni di Geova con i loro opuscoli! Non che ci sia nulla di sbagliato, ma ecco, almeno una vaga attinenza storica non sarebbe da disprezzare. A rendere sopportabile questa terza e ultima stagione (e ora inizio a comprendere perché) è rimasta solamente la recitazione sempre buona dei attori principali.

Homeland: avevo buone sensazioni riguardo questa serie e i primi cinque episodi le stanno confermando, una Carrie in fuga e braccata non si sa bene da chi è sicuramente il punto forte della stagione che, nonostante le molte critiche ricevute, ha rischiato inserendo temi molto attuali come il conflitto siriano e la continua lotta tra le nazioni che vorrebbero esercitare un controllo più stretto sui propri cittadini per evitare disastrosi atti terroristici e coloro che si battono invece per il diritto alla privacy. È una stagione che sembra voler rimescolare un po' le carte, se alcuni punti fissi erano stati creati, questa volta li si è voluti mettere tutti in discussione, non si sa bene quali e quante forze siano coinvolte in questo gioco e come Carrie non sappiamo su chi è possibile fare affidamento e dove si nascondano esattamente i nemici che sembrano essere più vicini di quanto la stessa Carrie possa pensare. Ovviamente come ogni anno è aperto il comitato "Save Peter Quinn" che anche in questa stagione sembra voler fare di tutto per rimetterci le penne, io tifo per te non mollare! 
Sul momento in cui Carrie avrebbe perso ogni freno non c'era invece nemmeno da scommettere, dopo due puntate di piena tranquillità, abbiamo rivisto la buona e cara vecchia Carrie Mathison.

The Last Kingdom: stavolta non ne parlerò, devo ancora recuperare delle puntate, mea culpa.

Abbandonate...

The Affair: ne avevo parlato bene nel seria bowl numero uno ma purtroppo ogni aspettativa è andata in frantumi dopo tre soli episodi della seconda stagione. Il punto forte della serie, ovvero il cambio di punti di vista spesso all'interno di uno stesso episodio, con gli stessi eventi raccontati in modo diverso per ogni personaggio si è trasformato in vero e proprio boomerang; la storia è diventata confusa, ognuno ha una propria verità da raccontare questo è certo, ma penso sia necessario fornire almeno qualche punto fisso sicuro per poter così, con gli altri elementi, ricostruire gli avvenimenti nel loro giusto ordine e nella loro corretta portata. Invece così non è, seguire gli episodi è diventato faticoso e poco possono Ruth Wilson e Dominic West, bravi sono bravi, ma le loro capacità non sono di certo esaltate dalla scrittura e struttura degli episodi, forse sarebbe stato meglio dare una conclusione dalla prima stagione e chiuderla lì, portando a casa il risultato di un esperimento decisamente riuscito. Peccato!

Coming soon...

Versailles: realizzata da Canal+, la serie è ambientata in Francia durante il regno di Luigi XIV e si concentra, come suggerisce il titolo stesso, sull'ideazione e la successiva costruzione del palazzo di Versailles, notissima residenza reale voluta proprio dal re Sole, che servirà da punto di partenza per mostrarci la vita di corte, i suoi intrighi e la storia di uno dei più noti re di Francia. Nel ruolo di Luigi XIV ritroviamo una vecchia conoscenza, George Blagden, ovvero l'Athelstan di Vikings, che smessa la vecchia tonaca si appresta a vestire i sontuosi panni del re. 
Personalmente però il personaggio che mi incuriosisce di più è quello di Philippe (Alexander Vlahos), il fratello del re, soprattutto perché conservo ancora vivido il ritratto che ne fa Dumas ne Il Visconte di Bragelonne, so già però dove la serie si concentrerà maggiormente avendo avuto la sensazione che si sia voluto puntare su una narrazione senza peli sulla lingua, molto diretta e molto tesa a svelare possibili altarini di tutti i personaggi mostrandoli quindi nella loro magnificenza senza però trascurare i loro lati più oscuri. La serie dovrebbe inoltre essere trasmessa da BBC 2, magari sarà possibile vederla anche in Italia su Sky Atlantic, almeno io ci spero.

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