venerdì 27 maggio 2016

Let's talk about tv series: BLACK SAILS SEASON 3

STAGIONI: 3
STATO: in corso.
EMITTENTE: Starz
CAST: Toby Stephens (Capitano Flint), Luke Arnold (John Silver), Hanna New (Eleanor Guthrie), Zach McGowan (Capitano Charles Vane) [more].

“I was no one, and then you came, and my island fell, and I became something else. On the night I confiscated the pardon rolls, the night I started becoming, I made clear my position there would be two sorts of men on the island going forward, those like Captain Vane, determined to stand by their oath to the very end, and those like Captain Throckmorton, happy to be the first to betray it. And thus, as always, to traitors, Captain Throckmorton’s black spot will not be the last. Ignore it, and join him. Heed it, and reclaim your place amongst us. Until then, I remain Long John Silver.”


Black Sails è una serie sui pirati.
Già, sette parole, un punto alla fine e la recensione potrebbe essere finita qui, infondo chi non vuole vedere una serie che racconta le avventure dei pirati? Ma ovviamente mi tocca dire qualcosa di più, sia per coloro che non si sono lasciati convincere dalla frase sentenziosa scritta all’inizio (ma vi giudico, sappiatelo) sia perché Black Sails merita qualche parola in più.
Procediamo con ordine, prima di tutto cos’è Black Sails? È una serie prodotta dalla Starz e giunta già alla sue terza stagione, che è da poco andata in onda non solo in America ma anche qui in Italia sulla piattaforma satellitare Sky. Non è una serie di cui ci si innamora immediatamente, è bene chiarirlo subito, bisogna avere un po’ di pazienza, superare la bonaccia e, almeno per la prima stagione, fidarsi un po’ degli autori e delle premesse per poi lanciarsi in mare aperto con la seconda serie mentre con la terza, ormai da scafati marinai, ci lanceremo in piena tempesta, una tempesta che però non ci farà paura forti di quanto appreso nella difficile prima serie. Quella di Black Sails è una storia che parte in sordina dunque, ma in fin dei conti il sacrificio ripaga con dei personaggi ben definiti e i cui archi narrativi sono ben delineati, gli scarti, le evoluzioni (ma anche le involuzioni) non sono mai casuali. Esatto, il punto forte dell’intera storia sono proprio i personaggi…e che personaggi! Infatti la serie si muove su più livelli e unisce storia e letteratura, oltre a una buona dose di fantasia ovviamente, perché se da una parte racconta con esattezza cosa sia la pirateria del XVI secolo, dall’altra Black Sails si propone come il prequel ideale de L’Isola del Tesoro di R.L. Stevenson, il celeberrimo libro sui pirati.

Protagonisti principali sono infatti il Capitano Flint e l’amico/nemico Long John Silver e il loro rapporto, oltre a rappresentare la colonna portante dell’intero racconto, viene analizzato in profondità: se la prima stagione ci aveva solo lanciato qualche indizio sul futuro sviluppo dei personaggi e la seconda invece aveva portato le due storyline a convergere definitivamente, con la terza il racconto di questo sodalizio si sposta decisamente verso l’analisi psicologica. Il tormentato Capitano Flint sempre desideroso di dichiarare guerra totale all’Inghilterra in questa terza serie viene finalmente accontentato, in palio non c’è solo la sopravvivenza di Nassau e della pirateria in generale ma anche la possibilità di ripagare con la stessa moneta quelle persone e quella nazione rea di aver tolto al capitano vita, carriera e persone a lui care.
A coadiuvarlo in questa impresa c’è John Silver, divenuto il quartiermastro della Walrus, dopo aver perso la gamba essendosi rifiutato di tradire i suoi compagni, ha guadagnato il rispetto di tutta la ciurma e di conseguenza anche molto potere. I due uomini dopo le incomprensioni passate si ritrovano costretti a collaborare per un obiettivo più grande ma collaborare significa anche distruggere quel muro sapientemente innalzato, soprattutto da Flint, a difesa delle proprie debolezze e dei propri scopi. È l’inizio di un viaggio, non solo quello reale a bordo della nave ma anche metaforico in cui i due protagonisti impareranno molto l’uno dall’altro, costruiranno un rapporto di fiducia precario ma funzionale e alla fine, a battaglia conclusa, si renderanno conto che la sopravvivenza di uno dipende necessariamente dalla caduta dell’altro, prendendo spunto dal romanzo di Stevenson sappiamo già come andrà a finire ma ciò non toglie un briciolo di bellezza alla serie, infatti se sappiamo il risultato di tale incontro/scontro non sappiamo come si sia arrivati alla caduta di Flint e alla conseguente ascesa di Long John Silver, il più temibile dei pirati che la letteratura ci ha consegnato, che da scanzonato marinaio che si ritrova suo malgrado invischiato in un gioco più grande di lui, in questa terza stagione subisce uno scatto evolutivo non indifferente: il personaggio si fa più maturo, più riflessivo, temibile e capace di sacrificare parte della sua sanità mentale per comprendere fino in fondo il contorto Flint che ammira ma che allo stesso tempo teme, almeno fino a quando John non capirà di avere a disposizione l’astuzia, il coraggio e l’appoggio degli altri pirati necessari per spodestare il suo mentore. Nelle puntate finali questa transizione da semplice seguace del Capitano Flint a pirata con tutti i crismi può dirsi completata e la leggenda di Long John Silver è davvero iniziata, aiutata anche dalle doti oratorie di Billy Bones che nella magnifica sequenza finale dell'ultimo episodio di stagione getta le basi dei futuri sviluppi.
Ma Black Sails pur concedendo parecchio minutaggio ai due pirati per eccellenza non si ferma qui ma ci offre uno spaccato avvincente e affascinante sulla pirateria. Infatti, se Flint e Silver sono due pirati nati dalla penna dello scrittore scozzese, gli altri personaggi che gravitano attorno a questi due iconici personaggi sono invece tutti realmente esistiti. La fantasia la fa sempre da padrone ovviamente, Black Sails è una serie d’intrattenimento e non un documentario, ma cercando un po’ le reali vicende dei vari Vane, Calico Jack e Anne Bonny risulta lampante che il lavoro di ricerca è stato certosino e gli sceneggiatori hanno saputo ben mescolare realtà e fantasia offrendo delle storyline del tutto verosimili. Questa terza stagione ha saputo ampliare e approfondire non solo la storia personale di ciascuno dei personaggi ma anche le loro interconnessioni, favorite dal fronte comune realizzato, non senza difficoltà, dai pirati contro la tanto odiata madrepatria inglese che vorrebbe riprendere il controllo della riottosa Nassau.
Dietro alla ribellione corsara non c’è solo il profitto e i ricchi commerci ma soprattutto la volontà di non essere schiavi di nessuno, a rappresentare perfettamente l’indomito spirito di libertà tipico dei pirati è la figura di Charles Vane, tanto scontroso e crudele quanto capace di mettere da parte ogni interesse personale per un obiettivo più grande come la libertà di Nassau e del popolo pirata. Alla fine della seconda stagione ha salvato il suo arcinemico Flint, tenendo in scacco le autorità e ha proclamato e piena voce che l’isola di New Providence sarebbe rimasta libera fino a quando avesse avuto la forza di lottare e così è stato fino al drammatico momento della sua morte avvenuta alla fine della terza stagione. È stato un momento fondamentale del racconto e ha chiuso splendidamente e coerentemente l’arco narrativo di un personaggio che bene racchiudeva in sé pregi e difetti del bucaniere. Compagni inseparabili di Charles Vane e membri fondamentali dell’equipaggio della Ranger sono Jack Rackham e Anne Bonny: amici, compagni d’avventure, amanti, due personaggi a cui è impossibile non affezionarsi, capaci di offrire sia alcuni dei momenti più leggeri e divertenti della serie, soprattutto grazie allo strambo Jack, sia scene ricche di pathos, tutte giocate su un rapporto tutt'altro che convenzionale.
Ma chi troviamo (paradossalmente, parlando di pirati) dalla parte dei cattivi? Se nelle prime due stagioni si è giocato molto sullo scontro pirata vs pirata, nella terza stagione la scomoda ombra dell'Inghilterra si fa più pressante e si materializza nella figura di Woodes Rogers, anch'egli figura realmente esistita, che organizza una mastodontica spedizione per riportare l'ordine a Nassau e, se possibile, guadagnare ricchezza e potere. Dipinto come un uomo in fin dei conti buono e onesto, tuttavia permane la sensazione che Rogers nasconda qualcosa, e probabilmente ne scopriremo di più nella quarta stagione. Ad aiutare il neo governatore, la regina dei voltafaccia, quella Eleanor Guthrie tanto amica dei pirati nelle prime due stagioni ma che non si preoccupa di passare al servizio del nemico pur di salvare la pelle e poter portare a compimento la sua vendetta personale nei confronti di Vane, l'amato e odiato capitano di cui ha rifiutato l'amore pur di vendicare il padre ucciso, quello stesso padre che non si era fatto scrupoli nel tradirla...si, la coerenza non è il punto forte dei membri della famiglia Guthrie.
A barcamenarsi sempre in equilibrio tra legalità e pirateria in cerca di una vita migliore troviamo invece Max, giovane creola che ha saputo costruirsi un piccolo impero sfruttando sia la caduta di Eleanor sia i non tanto onesti traffici dei pirati. In questa terza stagione si schiera apertamente con l'ordine costituito e dalla parte di Rogers, accettando anche di mettere da parte gli antichi rancori nei confronti di Miss Guthrie. Il suo è il personaggio che si muove di più tra luci e ombre, ma la sua appare una scelta necessaria, saper leggere alla perfezione il gioco delle alleanze e sapere sempre da che parte tira il vento più favorevole sono qualità necessarie se si vuole sopravvivere in un mondo che non ti regala nulla, men che meno ad una ragazza. Perché se Black Sails ci offre un nutrito gruppo di pirati, di uomini di mare, non da meno risulta essere la compagine femminile che con Anne, Max ed Eleanor, e dalla terza stagione anche Madi, ci propone un quartetto di eroine capace di mostrare un ampio spettro di emozioni, azioni e psicologie che non le riducono a mere love interest per i personaggi maschili ma sono anzi partecipi e artefici dei loro destini.
E poi, ovviamente, c’è il mare, i viaggi, le navi e le mille avventure e pericoli. Se tanto importanti sono i rapporti tra i vari personaggi, altrettanto importante è il contesto storico in cui sono immersi, le belle scenografie, le battaglie navali, i costumi e la magica atmosfera dei Caraibi, tutto esaltato da una computer grafica che non ha nulla da invidiare ai blockbuster cinematografici, seppure spiazzante può risultare scoprire alcuni dettagli sulla pirateria, forse troppe volte romanzata ed edulcorata. Ritornando al punto di partenza, Black Sails è una serie sui pirati, di quelle che ti fanno venir voglia di affilare spade e pugnali e lasciar sventolare al vento il  jolly rogers.

fonte immagini: farfarawaysite.

4 commenti:

  1. la nostalgiaaaaaaaaaaa! presto urgerà rewatch di gruppo

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    1. quando vuoi, io vado a preparare i barili di rum!

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  2. Non mi ci far pensare, manca troppo tempo all'inizio della quarta!!
    Sempre in alto i pirati, comunque!

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    1. Preferisco non pensarci anche io...sigh! W i pirati always! ;)

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