lunedì 30 gennaio 2017

Let's talk about books: IO & MABEL

TITOLO: Io e Mabel, ovvero l'arte della falconeria
TITOLO ORIGINALE: H is For Hawk
AUTORE: Helen Macdonald
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016 (prima ed. 2014)
CASA ED.: Einaudi
Copertina dell'edizione italiana Einaudi
Recentemente ho fatto un esame di filologia romanza: si saluta il latino, arrivano le lingue romanze, iniziano a scriversi poemi epici, liriche cortesi e soprattutto romanzi. A farne da padrone non sono solo eteree fanciulle, bellissime ma dal cuore duro e impossibile da conquistare che cavalieri bravi e coraggiosi si contentano di ammirare e amare da lontano; ma tanti, tantissimi spunti sono offerti dalla tradizione orale, dai miti, dalle leggende e se si dice leggenda si pensa a Re Artù, ai suoi cavalieri e alla sua tavola rotonda. Tutto molto interessante e sublime, forse anche un po' pesante, chi leggerebbe versi su versi scritti in lingue ormai incomprensibili che parlano di Artù, della sua sposa Ginevra e dell'amante di lei, l'aitante Lancillotto
Si, nessuno tranne me. 
Domanda sbagliata. 
Ricominciamo. 
Diciamo allora che le cose iniziano a farsi interessanti quando si scopre per caso che uno dei cartoni che più ho amato durante l'infanzia (ma anche l'adolescenza, l'età adulta e presumibilmente così sarà anche nella vecchiaia), La Spada Nella Roccia capolavoro Disney targato 1963, è tratto da uno dei libri che compongono un corposo romanzo dal titolo altisonante e significativo: The Once And Future King, riprendendo l'iscrizione sulla tomba (presunta) di Re Artù: "hic iacet arthurus rex quondam rexque futurus" ovvero "qui giace Artù, re una volta e re in futuro" traslitterato in italiano come Re in Eterno, e scritto dall'inglese Thomas Hanbury White. Forte è la voglia di leggere il romanzo non fosse che in italiano è praticamente introvabile, perciò questo desiderio è stato sepolto in un cassetto della mia memoria e lì è rimasto, almeno fino a quando, un po' per caso un po' perché il romanzo è stato pubblicizzato e chiacchierato in lungo e in largo, sono incappata in questo piccolo memoriale dal titolo H Is For Hawk, in italiano: Io e Mabel, ovvero l'arte della falconeria. Il fatto che il racconto di Helen Macdonald, l'autrice, si intrecciasse con quello di White e del suo The Goshawk (L'Astore, recentemente ripubblicato da Adelphi) ha risvegliato la mia curiosità, andando a solleticare il mio amore per le vecchie leggende e la fascinazione per una disciplina tanto antica quale è la falconeria.
T.H. White, come usava firmarsi, di professione faceva lo scrittore e per un certo periodo anche l'insegnante ma la sua vera passione, oltre alla leggenda arturiana, era la natura e in particolare la falconeria, nobile e antichissima arte. Ed è questo il punto d'incontro in cui si incrociano le esistenze di due scrittori per diletto ma soprattutto di due astori e di due solitudini.
Helen Macdonald e Mabel
Helen Macdonald infatti è anche lei un'insegnante e fin da bambina coltiva una profonda passione per i rapaci e il loro addestramento, proprio come White. La sua vita abbastanza tranquilla subisce un forte scossone con la morte improvvisa dell'adorato padre, tutto si fa opaco, confuso e sembra impossibile poter continuare ad andare avanti come si è sempre fatto, in mezzo a persone che sembrano non capire il dolore e la sofferenza che si provano in quei momenti. Helen quindi decide di affidarsi a quel mondo magico ma feroce che le ha fatto compagnia durante l'infanzia, ritorna ad un rassicurante passato e decide di procurarsi un astore e di addestrarlo.
Ma Io e Mabel non è solo il racconto dell'elaborazione del lutto ma è anche la storia, affascinante e tenera, di due anime, una umana e una rapace, che si incontrano e che attraverso le loro similitudini e le loro differenze riescono a stabilire un contatto e aiutarsi tra di loro. A far capolino, di tanto in tanto, è la figura di White e del suo astore Gos, il cui rapporto forte e drammatico si mescola con quello altrettanto forte ma meno tragico tra Helen e Mabel.
Due astori
Attraverso le pagine del memoriale si viene catapultati in un universo che sembra appartenere ad un luogo che non può esistere davvero, soprattutto per chi è abituato come me a vivere in una foresta fatta di cemento e dove a sfrecciare veloci sono le auto e non gli uccelli. La visuale si spalanca su boschi, prati, alberi, animali e i nostri sensi si fanno acuti come quelli dell'astore, vediamo attraverso le parole di Helen non solo ciò che lei vede ma anche ciò che vede, con la sua mirabile vista, la giovane rapace. In più di un'occasione le pareti della stanza si fanno strette e si avverte la necessità di percorrere quegli stessi sentieri silvani che ci vengono descritti nel libro. Una scrittura che non cerca particolari virtuosismi ma si ancora solida al reale, alle sensazioni, alle descrizioni di splendidi paesaggi e ai sentimenti, dove la pratica della falconeria viene spiegata tramite puntuali citazioni di vecchi libri e rapide descrizioni dell'autrice. Veniamo così a conoscenza di come effettivamente si addestri un rapace, ma le nozioni che apprendiamo ci scivolano veloci nella mente, con semplicità proprio quella stessa semplicità che la Macdonald utilizza per aprirci a questo mondo tanto affascinante quanto misterioso. L'elaborazione del lutto di Helen procede per fasi: l'incredulità, il rifiuto, il dolore per l'assenza di chi non c'è più e soprattutto la voglia di nascondersi, di scappare via, di evitare ogni contatto umano. 
T.H. White
Mabel assurge a figura salvifica e doppio di Helen che può così arrivare ad annullare se stessa, e dunque anche il dolore che prova, perdendosi prima nel processo di condizionamento dell'astore e poi volare metaforicamente anche lei quando Mabel è ormai pronta per essere liberata. Mabel è Helen e Helen è Mabel e sebbene il loro rapporto sia più pacifico di quello tra White e Gos, la rilettura del memoriale di White conferma la necessità di annullare se stessi per zittire un'umanità che chiede e pretende che si facciano certe cose e che ci si comporti in un certo modo. Il dolore della perdita di qualcuno di caro, un dolore che si fa universale e ancestrale e dunque vicino a ciascuno di noi, vuole essere sconfitto opponendo alla sofferenza dell'animo una sofferenza materica, più che reale. Il cuore di Helen sanguina proprio come sanguinano i conigli e i fagiani cacciati da Mabel, la crudele primitività istintuale del rapace serve da catarsi per il dolore tutto umano e fragile dell'autrice. Farsi rapace, diventare invincibili dominatori dell'aria per lasciare a terra ogni debolezza.
Copertina dell'edizione inglese
Dunque Helen e White, per motivi diversi ma ugualmente forti, vedono la natura come unico rifugio possibile per scappare dalle storture del mondo. Sono fragili, senza punti di riferimento mentre il mondo naturale governato da sue proprie leggi, anche se spietate e il racconto delle varie battute di caccia lo testimonia alla perfezione, rappresenta un locus amoenus dove poter vivere isolati e protetti, proprio come isolati e protetti si sentivano gli amanti dei vecchi romanzi cortesi che si rifugiavano in incantanti giardini per vivere il loro amore lontano dai doveri che la vita sociale impone. Eppure ben presto queste bolle di isolamento, per quanto bellissime e perfette, esplodono, o meglio, devono essere distrutte perché non è possibile nascondersi dalla vita, caricare qualcosa di significati riposti che confortano ma allontano pericolosamente dalla realtà, rifiutare la propria natura per calzare quella di qualcosa che non ci appartiene. Helen è sicuramente più fortunata di White che si era rifugiato nella falconeria e nel mito di Merlino per sfuggire alla sua omosessualità mai accettata, Helen deve accettare ciò che non può essere cambiato e imparare a considerare Mabel come un essere altro da sé. E quando ci riesce, quando quell'unica entità che sono il rapace e la donna ferita si scindono per ritornare ad essere Helen e Mabel, il rapporto tra le due figure si fa paradossalmente più profondo e più importante e certamente più sereno.
Quando si arriva alla fine del libro si ha la sensazione di aver non solo letto del cammino percorso dall'autrice ma di aver in un certo qual modo esplorato anche noi stessi, chiunque di noi ha desiderato almeno per un po' di annullare il proprio io per superare un momento difficile, a rischio poi di non riuscire più a ritrovarci, e la Macdonald proprio di questo ci parla, della necessità di ricordare chi si è, dell'accettare l'intero spettro delle emozioni umane e soprattutto di amare le persone e le cose per quello che sono. Io e Mabel è racconto, memoriale, romanzo, riflessione e indaga, scuote, ci parla e ci cattura con artigli solo metaforici ma che sanno colpire fino in fondo all'animo del lettore.

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