giovedì 10 maggio 2018

Let's talk about books: I FRATELLI KARAMAZOV

TITOLO: I fratelli Karamazov
TITOLO ORIGINALE: Brat'ja Karamazovy
AUTORE: Fëdor Dostoevskij
ANNO DI PUBBLICAZIONE: dicembre 2015
CASA ED.: Feltrinelli
«In effetti a volte si parla della crudeltà "animalesca" dell'uomo, ma è una cosa terribilmente ingiusta e offensiva nei confronti degli animali: l'animale non può mai essere tanto crudele quanto l'uomo, tanto artisticamente, tanto artatamente crudele. La tigre si limita ad azzannare, a scannare, e solo questo sa fare. Non le passerebbe nemmeno per la testa di inchiodare la gente per le orecchie, coi chiodi, per tutta una notte, nemmeno se fosse capace di farlo.»
Copertina dell'edizione Feltrinelli.
I fratelli Karamazov è l'ultimo romanzo di Dostoevskij, portato a termine poco prima della morte dello scrittore russo, venne pubblicato a puntate su "Il Messaggero Russo" e successivamente in volume unico.
La prima edizione russa risale al 1879, mentre l'opera sarà tradotta in italiano e pubblicata solamente quarantasette anni più tardi, nel 1926. 
È considerato l'opera fondamentale di Dostoevskij, e I Fratelli Karamazov avrebbe dovuto rappresentare il primo romanzo di una serie il cui protagonista principale sarebbe dovuto essere Aleksej, il minore dei tre (o meglio quattro?) fratelli.
Siamo di fronte a un'opera monumentale, non solo per la sua imponente mole, ma perché tra le sue pagine è possibile trovare il mondo intero analizzato in ogni sua più piccola sfaccettatura, è infatti una potente analisi filosofica, etica e morale dell'umanità, l'oggetto "uomo" viene dissezionato e scandagliato nel profondo, fin dentro il suo animo.
L'uccisione del padre, il processo che ne segue e la condanna di uno dei figli del vecchio Karamazov è la struttura su cui Dostoevskij costruisce un grandioso palcoscenico in cui si incontrano e scontrano fede, dubbio, ragione, passione e libero arbitrio. A rappresentare questa "lotta tra titani" le figure dei tre fratelli legittimi Dmitrij, Ivan e Aleksej e del figlio illegittimo Smerdjakov.
Prima pagine dell'edizione russa.
Ogni fratello rappresenta un aspetto ben preciso dell'animo umano, sono forse figure monolitiche, ma sono le pietre angolari necessarie affinché Dostoevskij possa dispiegare le proprie idee, critiche, riflessioni e punti di vista. Dmitrij, il figlio primogenito, abbandonato dalla madre e totalmente negletto dal padre, è stato cresciuto dal servo Grigorij e poi da lontani parenti materni. È lui a innescare l'intera vicenda quando ritorna a casa per pretendere la sua parte di eredità e poter così sposare Grushenka, di cui però è invaghito lo stesso patriarca di casa Karamazov. 
Dmitrij è sfrenato, incline alle passioni, amante dell'eccesso, rappresenta il lato "terreno" dell'uomo in tutta la sua prorompente corporeità.
La necessità di denaro e l'amore carnale e passionale per Grushenka sono infatti i due motivi che lo spingono a tornare alla casa paterna e saranno anche le basi su cui in tribunale verrà costruito l'impianto accusatorio che lo indica come assassino del padre. Dmitrij si nutre dunque di emozioni subitanee, tanto forti quanto effimere. Il suo stesso nome, Demetrio tradotto in italiano, ha un forte richiamo terreno, deriva infatti da Demetra, dea greca della terra, dei raccolti e delle messi. Il collegamento Dmitrij/Demetra rimanda alla citazione del Vangelo posta all'inizio del romanzo: "In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano, caduto nella terra, non muore, allora resterà solo; ma se muore, allora darà grande frutto". Quella di Dmitrij è un'umanità autentica, alla fine seppur innocente sembra quasi accettare la pena poichè "tutti sono colpevoli per tutto", proprio nel momento più disperato ritrova un senso di comunione con l'umanità, il chicco è morto e può finalmente dare frutto.
Ritratto di Dostoevskij.
Tutto questo non riesce a farlo Ivan, il fratello "mezzano", che rappresenta la parte razionale dell'umanità. Si professa ateo, tuttavia in lui si avverte sempre costante una continua ricerca di un contatto con il divino. Ivan è arguto, colto, interessato fino allo stremo alle questioni filosofiche e morali. La sua è comunque una filosofia "Karamaziana" cioè estrema seppur nella sua sconcertante lucidità. Riesce a dimostrare come nel mondo ogni cosa sia relativa, anche nel campo della religione, e a lui è infatti attribuito il capitolo più denso di significati, un capitolo che per la sua complessità è stato spesso proposto come un'opera a se stante, ovvero il capitolo quinto del quinto libro: Il Grande Inquisitore
Tuttavia pur sembrando cinico Ivan è tormentato dalla questione sull'esistenza o meno di Dio, una figura che ricerca ossessivamente ma che rifiuta poiché nel mondo esiste la sofferenza e finché essa esisterà, soprattutto quella dei bambini, per Ivan sarà impossibile credere all'esistenza di un Dio che viene definito misericordioso, ma che sembra non volere fare nulla per porre fine alle sofferenze dell'umanità.
Ivan è un uomo in continua lotta con se stesso, che cerca di stabilire e imporsi una rigida dottrina morale, a tratti sembra quasi volersi ergere egli stesso a demiurgo e divinità, elaborando la fatidica teoria del "tutto è permesso" che farà talmente tanta presa su Smerdjakov da farlo sentire autorizzato a uccidire il padre. La successiva confessione di Smerdjakov, che malato di epilessia morirà poco dopo, farà letteralmente impazzire il povero Ivan trovatosi faccia a faccia con le falle nella sua apparentemente perfetta dottrina morale.
A chiudere il quartetto dei fratelli c'è Aleksej che rappresenta la dimensione spirituale dell'uomo. Da sempre interessato alle questioni morali, ciò ha fatto sì che il più giovane dei fratelli sia un profondo conoscitore dell'animo umano. Aleksej è il personaggio più autentico e genuino dell'intero romanzo, queste sue caratteristiche lo elevano al di sopra di tutti e lo rendono il prototipo di essere umano a cui chiunque di noi vorrebbe somigliare, un uomo che non si piega all'ambizione, che non coltiva alcuna rivalità e non agisce con secondi fini. 
Locandina del film tratto da I Fratelli Karamazov.
Aleksej è una forza positiva che si fa portavoce della Verità, come se il divino, non considerato dal "terreno" Dmitrij e dal "miscredente" Ivan, si esprimesse tramite la sua voce. Anche in Aleksej si fa viva la potenza del perdono e del senso di comunione con tutta l'umanità, è una potenza pura, fortemente veicolata dalla religione (Aleksej all'inizio del romanzo è un monaco).
In ultima analisi il racconto dei quattro fratelli Karamazov si polarizza verso due opposte direttive, entrambe con al centro lo scontro inevitabile e insolubile tra la figura del padre e quella del figlio: da una parte Aleksej e Dmitrij che giungono a una sorta di equilibrio, di pentimento e accettazione del sé; dall'altro Ivan e Smerdjakov che in questa lotta invece perdono loro stessi. 
I fratelli Karamazov è un romanzo totale, che cattura e respinge allo stesso tempo il lettore, bisogna ingaggiare una lotta, superare l'apparente difficoltà della prosa di Dostoevskij e sprofondare nel romanzo, farsi chicco e "morire" al suo interno, e divenire così frutto per uscirne arricchiti una volta ultimata la lettura.
È un caposaldo della letteratura mondiale e non a caso, poiché è capace di mostrare e spiegare la vastità della natura umana, in questa prospettiva è quasi un miracolo che Dostoevskij sia riuscito a farlo in sole 1056 pagine!

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