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giovedì 10 maggio 2018

Let's talk about books: I FRATELLI KARAMAZOV

TITOLO: I fratelli Karamazov
TITOLO ORIGINALE: Brat'ja Karamazovy
AUTORE: Fëdor Dostoevskij
ANNO DI PUBBLICAZIONE: dicembre 2015
CASA ED.: Feltrinelli
«In effetti a volte si parla della crudeltà "animalesca" dell'uomo, ma è una cosa terribilmente ingiusta e offensiva nei confronti degli animali: l'animale non può mai essere tanto crudele quanto l'uomo, tanto artisticamente, tanto artatamente crudele. La tigre si limita ad azzannare, a scannare, e solo questo sa fare. Non le passerebbe nemmeno per la testa di inchiodare la gente per le orecchie, coi chiodi, per tutta una notte, nemmeno se fosse capace di farlo.»
Copertina dell'edizione Feltrinelli.
I fratelli Karamazov è l'ultimo romanzo di Dostoevskij, portato a termine poco prima della morte dello scrittore, venne pubblicato a puntate su "Il Messaggero Russo" e successivamente in volume unico. La prima edizione russa risale al 1879, mentre l'opera sarà tradotta in italiano e pubblicata solamente quarantasette anni più tardi, nel 1926. 
È considerata l'opera fondamentale di Dostoevskij e avrebbe dovuto rappresentare il primo romanzo di una serie il cui protagonista principale sarebbe dovuto essere Aleksej, il minore dei tre (o meglio quattro?) fratelli.
Siamo di fronte a un'opera monumentale, non solo per la sua imponente mole, ma perché tra le sue pagine è possibile trovare il mondo intero analizzato in ogni sua più piccola sfaccettatura, è infatti una potente analisi filosofica, etica e morale dell'umanità, l'oggetto "uomo" viene dissezionato e scandagliato nel profondo, fin dentro il suo animo.

lunedì 18 settembre 2017

Let's talk about books: GIULIANO

TITOLO: Giuliano
TITOLO ORIGINALE: Julian
AUTORE: Gore Vidal
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 26 gennaio 2017 (prima ed. 1964)
CASA ED.: Fazi Editore

Quando veniamo al mondo, ci tocca un posto nel tempo, proprio come ci toccano due occhi: e che siano deboli, forti, limpidi, o miopi, non ci è dato sceglierlo. Ebbene, questa è davvero un'epoca miope e strabica. Per fortuna, quando la maggioranza vede storto, nessuno ci fa più caso - anzi, è la visione perfetta ad essere giudicata anormale.
La copertina della nuova edizione Fazi.
Quella di Giuliano è una figura quasi marginale, che difficilmente si può sentire nominare se viene chiesto di elencare i nomi di alcuni imperatori romani, il pensiero infatti corre soprattutto alle figure ben più note di Augusto, Nerone, Adriano o Marco Aurelio. La sua figura però si colloca in un momento particolare della storia romana ovvero in quel periodo in cui il Cristianesimo stava per finire di consolidare la sua egemonia e il suo potere, non sorprende dunque che quando l'imperatore decise di restaurare il culto degli dei e arginare così la marea cristiana che andava montando, nella speranza di vedere rifiorire l'età dell'oro dell'impero romano, si sia guadagnato a causa di ciò l'appellativo di "apostata", ovvero rinnegatore del proprio credo. Evidentemente la figura rivoluzionaria ma anche profondamente tragica di Giuliano deve aver ispirato una certa curiosità anche in Gore Vidal, che nel 1964, dopo anni di ricerche e duro lavoro, dà alle stampe il suo romanzo sulla vita di questo imperatore. Che il libro abbia richiesto una mole di lavoro non indifferente è d'obbligo puntualizzarlo, dato che lo stesso autore nell'introduzione prima e nella nota dopo, tiene molto a spiegare che sebbene siamo in presenza di un romanzo, di un testo narrativo che non si esime dall'adattare la realtà storica alla finzione romanzesca, tuttavia un ampio lavoro di ricerca delle fonti è stato svolto minuziosamente:, sono state infatti vagliate sia le opere scritte dallo stesso Giuliano ma anche i resoconti di Ammiano Marcellino, le orazioni di Libanio e di Gregorio di Nazianzio, fino ad arrivare alle analisi storiche relativamente più recenti di Edward Gibbon. Il corredo storico quindi è di tutto rispetto, ma Vidal non si accontenta e decide di rendere più autorevole la narrazione stessa utilizzando come personaggi due intellettuali dell'epoca in cui visse l'imperatore, infatti il romanzo si apre con uno scambio epistolare tra il già citato Libanio, che vorrebbe pubblicare una biografia di Giuliano ormai defunto da sedici anni, e Prisco, personaggio molto vicino all'imperatore e che ha dunque vissuto in prima persona molti degli avvenimenti narrati, inoltre è in possesso del carteggio personale di Giuliano che si compone di una raccolta delle res gestae dell'imperatore dettate a un segretario e un diario personale scritto invece di proprio pugno da Giuliano. 

venerdì 21 luglio 2017

Let's talk about books: ATENE, CANNELLA E CEMENTO ARMATO

TITOLO: Atene, cannella e cemento armato
AUTORE: Patrizio Nissirio
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 30 giugno 2017
CASA ED.: Giulio Perrone Editore

"Non troverai altre terre, 
non troverai altri mari.
Ti verrà dietro la città.
Per le stesse strade girerai.
Negli stessi quartieri invecchierai; 
e in queste stesse case imbiancherai. 
Finirai sempre in questa città. 
Verso altri luoghi - non sperare - 
non c'è nave per te, non c'è altra via." 
Costantino Kavafis, La Città


Quando mi è stato chiesto di leggere e poi recensire questo libro è bastato il riferimento alla città di Atene per farmi accettare. Le suggestioni che questa città richiama sono molte, ma tutte si collocano nell'antichità: ho studiato al classico ed è quasi scontato che dicendo Grecia si evochino immagini di battaglie, falangi oplitiche, grandi generali, la nascita della democrazia e la filosofia dei grandi pensatori ellenici. Sembra quasi che per me la Grecia sia relegata ad un passato mitico fatto di templi e numerose divinità sempre pronte a bisticciare tra di loro, oltre che ricordarmi le numerose ore passata a tradurre versioni! Eppure sappiamo molto bene che la Grecia non è solo storia ma è anche una realtà, gli ultimi anni ce lo hanno dimostrato, tragicamente, quando bastava accendere la tv per sentire parlare di manifestazioni, duri scontri, debito pubblico, problemi con l'Unione Europea e una popolazione ormai allo stremo delle forze.
È proprio all'intersezione tra antichità e modernità che si inserisce Atene, cannella e cemento armato, il volume edito da Giulio Perrone Editore e scritto da Patrizio Nissirio, giornalista Ansa che ha trascorso moltissimo tempo in Grecia, soprattutto nella sua capitale, Atene, e pur mostrando un dovuto rispetto per il passato della culla della civiltà occidentale, la sua riflessione si basa tutta sul presente difficile di questa nazione, sulle sue trasformazioni, i suoi crolli e le sue rinascite. A fare da fil rouge tra le varie riflessioni dell'autore le numerose ma non fastidiose citazioni di libri di autori greci contemporanei, soprattutto dei gialli di Màrkaris che si dimostrano ottimi nella loro funzione di cartina tornasole e ci danno un assaggio di ciò che Atene è oggi attraverso le avventure del commissario Charitos, collega greco del siciliano Montalbano.

lunedì 22 maggio 2017

Let's talk about books: MILK AND HONEY

TITOLO: Milk & Honey
AUTORE: Rupi Kaur
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 6 Ottobre 2015
CASA ED.: Andrews McMeel Publishing

Ho sentito parlare di questa raccolta di poesie, Milk & Honey, in lungo e in largo, praticamente bastava aprire twitter, youtube, una pagina internet qualsiasi e ci si ritrovava faccia a faccia con questo volume. 
Lodi 
sperticate
ovviamente
ho
voluto
leggerlo.
...Il demone dell' "a capo" si è impossessato anche di questa recensione. Ma al di là di ogni facile ironia e banale semplificazione il problema delle frequenti "spezzettature" dei versi non sarebbe nemmeno un problema così grave se l'autrice di fosse data la pena di rispettare almeno le regole base della punteggiatura, perché quando si scrive, ci piaccia o meno, è necessario creare dei confini di demarcazione tra parole, frasi, concetti anche solo per renderli comprensibili a chi legge. Le virgole e gli spazi non sono messi lì ad abbellire un testo con i loro ghirigori, hanno una funzione.
Rupi 
Kaur 
invece 
se 
ne 
frega.

giovedì 18 maggio 2017

Let's talk about books: IO VENIA PIEN D'ANGOSCIA A RIMIRARTI

TITOLO: Io venia pien d'angoscia a rimirarti
AUTORE: Michele Mari
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 24 Maggio 2016 (prima ed. 1990)
CASA ED.: Einaudi

"O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle 
Io venia pien d'angoscia a rimirarti"

Le fregature che mi sono capitate ogniqualvolta ho deciso di leggere qualche libro dedicato ad un personaggio famoso del mondo delle arti ormai non si contano più, quindi non c'è da meravigliarsi se mi sono avvicinata al testo di Michele Mari con circospezione, proprio come farebbe un lupo prima di avventarsi sulla sua preda. In realtà le cosiddetta preda si è rivelata parecchio mansueta e si è fatta mangiare in un sol boccone con piena soddisfazione di questo avido lupo-lettore.
La "preda", ma ora potremmo tornare a chiamarla con il nome più adatto, ovvero libro, è composta da 150 pagine, una lettura veloce ma non banale, che cattura il lettore e lo spinge ad andare avanti nonostante lo stile ricco e giocosamente ampolloso del testo, vivendo un'avventura che rimane solo sussurrata, mai totalmente spiegata ma che non può fare a meno di lasciare un sorriso divertito sul viso a lettura ultimata. Perché Io venia pien d'angoscia a rimirarti è un divertissement che prova a spiegare la profonda fascinazione che Leopardi aveva per la Luna mescolando erudizione e fantasia, spiegazioni filologiche accurate e racconti popolari, miti e leggende calati sullo sfondo di un romanzo gotico.

martedì 16 maggio 2017

Let's talk about books: IL VALZER DEGLI ALBERI E DEL CIELO

TITOLO: Il valzer degli alberi e del cielo: l'ultimo amore di Van Gogh
TITOLO ORIGINALE: La valse des arbres et du ciel
AUTORE: Jean-Michel Guenassia
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 18 Aprile 2017
CASA ED.: Salani

"Detesto ciò che dipingo ma sono incapace di fare di meglio. Vorrei tanto avere la libertà di un Delacroix o di un Tintoretto, ma non mi intendo proprio di gradazione della luce e accostamento delle sfumature, non sono in grado di comporre né di creare niente di bello. Eccello nel copiare i maestri, i miei Raffaello sembrano veri e faccio un Fragonard dietro l'altro. Riproduco con facilità ciò che vedo. Sono un'imitatrice nata ma personalmente non esisto. Ecco il mio problema, riconosco le cose belle ma non riesco a inventare niente."

Chi lo sa, forse un giorno si smetterà di utilizzare una delle figure artistiche tra le più importanti del globo terraqueo per bieche operazioni di marketing e, se proprio se ne vorrà parlare, si eviterà di trasformare la sua arte, la sua poetica e la sua malattia in scialbi concetti degni di non figurare nemmeno nei bigliettini di quei famosi cioccolatini prodotti a Perugia.
Monsieur Guenassia sicuramente non è riuscito nel suo intento, o forse sì. Mi spiego. Se lo scopo del suo romanzo era fornire una rilettura della vita di Van Gogh, romanzando qualche tratto ma tuttavia restituendo tutta la forza comunicativa della sua arte e della sua mente allora mi dispiace dire che siamo davanti ad un clamoroso buco nell'acqua. Ma se l'intento dello scrittore era quello di ingolfare un mercato editoriale già saturo dell'ennesimo romanzetto d'amore pure un po' complottista allora chapeau! Operazione riuscita!
Si, perché il romanzo "sull'ultimo amore di Van Gogh", come recita il sottotitolo, non è altro che un'accozzaglia nemmeno tanto bene amalgamata di teorie cospiratorie, blandi richiami alla condizione femminile nella Francia di fine '800 e una storia d'amore che invece di appassionare lascia del tutto indifferenti. Inoltre il protagonista/non-protagonista, dato che il romanzo è narrato in prima persona da Marguerite, la figlia dell'arcinoto Dottor Gachet, avrebbe potuto essere Van Gogh, il vicino di casa dello scrittore, un'entità astratta e nell'economia del romanzo non sarebbe cambiato assolutamente nulla. Nessuno pretendeva che ci si lanciasse in ardite spiegazioni e descrizioni dell'opera del pittore olandese ma qualche concetto che riuscisse a dare un po' di profondità al personaggio magari si. E invece ecco qui un Van Gogh con la stessa profondità di una pozzanghera che della sua arte non sa dire altro che "non lo so" aggiungendo un'immancabile alzata di spalle.

lunedì 30 gennaio 2017

Let's talk about books: IO & MABEL

TITOLO: Io e Mabel, ovvero l'arte della falconeria
TITOLO ORIGINALE: H is For Hawk
AUTORE: Helen Macdonald
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016 (prima ed. 2014)
CASA ED.: Einaudi
Copertina dell'edizione italiana Einaudi
Recentemente ho fatto un esame di filologia romanza: si saluta il latino, arrivano le lingue romanze, iniziano a scriversi poemi epici, liriche cortesi e soprattutto romanzi. A farne da padrone non sono solo eteree fanciulle, bellissime ma dal cuore duro e impossibile da conquistare che cavalieri bravi e coraggiosi si contentano di ammirare e amare da lontano; ma tanti, tantissimi spunti sono offerti dalla tradizione orale, dai miti, dalle leggende e se si dice leggenda si pensa a Re Artù, ai suoi cavalieri e alla sua tavola rotonda. Tutto molto interessante e sublime, forse anche un po' pesante, chi leggerebbe versi su versi scritti in lingue ormai incomprensibili che parlano di Artù, della sua sposa Ginevra e dell'amante di lei, l'aitante Lancillotto? 
Si, nessuno tranne me. 
Domanda sbagliata. 
Ricominciamo. 
Diciamo allora che le cose iniziano a farsi interessanti quando si scopre per caso che uno dei cartoni che più ho amato durante l'infanzia (ma anche l'adolescenza, l'età adulta e presumibilmente così sarà anche nella vecchiaia), La Spada Nella Roccia capolavoro Disney targato 1963, è tratto da uno dei libri che compongono un corposo romanzo dal titolo altisonante e significativo: The Once And Future King, riprendendo l'iscrizione sulla tomba (presunta) di Re Artù: "hic iacet arthurus rex quondam rexque futurus" ovvero "qui giace Artù, re una volta e re in futuro" traslitterato in italiano come Re in Eterno, e scritto dall'inglese Thomas Hanbury White. Forte è la voglia di leggere il romanzo non fosse che in italiano è praticamente introvabile, perciò questo desiderio è stato sepolto in un cassetto della mia memoria e lì è rimasto, almeno fino a quando, un po' per caso un po' perché il romanzo è stato pubblicizzato e chiacchierato in lungo e in largo, sono incappata in questo piccolo memoriale dal titolo H Is For Hawk, in italiano: Io e Mabel, ovvero l'arte della falconeria. Il fatto che il racconto di Helen Macdonald, l'autrice, si intrecciasse con quello di White e del suo The Goshawk (L'Astore, recentemente ripubblicato da Adelphi) ha risvegliato la mia curiosità, andando a solleticare il mio amore per le vecchie leggende e la fascinazione per una disciplina tanto antica quale è la falconeria.
T.H. White, come usava firmarsi, di professione faceva lo scrittore e per un certo periodo anche l'insegnante ma la sua vera passione, oltre alla leggenda arturiana, era la natura e in particolare la falconeria, nobile e antichissima arte. Ed è questo il punto d'incontro in cui si incrociano le esistenze di due scrittori per diletto ma soprattutto di due astori e di due solitudini.

martedì 10 gennaio 2017

Let's talk about books: IL SOCCOMBENTE

TITOLO ORIGINALE: Der Untergeher
AUTORE: Thomas Bernhard
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2012 (prima ed. 1983)
CASA ED.: Adelphi
"Noi diciamo una parola e annientiamo un essere umano senza che questo essere umano da noi annientato, nel momento in cui pronunciamo la parola che lo annienta, abbia cognizione di questo fatto micidiale."
Dato che quest'anno la mia reading challenge è programmata su cinquanta libri ho pensato bene di mettermi subito all'opera, arrivando persino ad ignorare che oltre alle letture di piacere ci sarebbero anche i libri dell'università che domandano la loro giusta dose d'attenzione ma questo è un altro discorso... dicevo, se anche quest'anno voglio arrivare all'obiettivo prefissato bisogna darsi da fare e per facilitarmi un po' il compito in questi primi giorni del 2017 ho pensato di dedicarmi ad un romanzo di poche pagine, quindi veloce da leggere, ma denso dal punto di vista di trama e temi trattati, la mia scelta è stata dunque Il Soccombente di Thomas Bernhard, scrittore austriaco scomparso ventisette anni fa. 
Ad attirarmi è stata soprattutto la trama che trattando di rivalità musicali mi ha subito riportato alla mente uno dei miei film preferiti, quell'Amadeus di Milos Forman, e lo scontro tra l'invidioso Salieri e Mozart, genio musicale forse troppo ingenuo. Pur rimanendo in Austria, anche se nulla è rimasto del fasto della corte viennese e  la meravigliosa (ma questo è un parere personale)  Vienna, e insieme a lei tutta l'Austria, è descritta come una grigia e anonima città abitata da altrettanto grigi e anonimi abitanti. Si rinuncia ad ogni ipotesi di complotto e la stessa rivalità tra musicisti è appena abbozzata, anzi è del tutto inesistente perché quando il genio ci si presenta in modo così eclatante l'unica soluzione sembra essere la rinuncia ad ogni tentativo di sfidarlo o distruggerlo, qui infatti a soccombere non è il Mozart della situazione ma colui che si rende conto di non poter mai arrivare a tali livelli di perfezione che preferisce rinunciare e soccombere. Siamo negli anni '50, quando nel Mozarteum di Salisburgo tre giovani aspiranti musicisti frequentano le lezioni di Horowitz e stringono amicizia tra loro, niente di più comune ed usuale non fosse che uno di questi tre giovani musicisti è Glenn Gould, virtuoso del pianoforte che in breve tempo verrà riconosciuto come assoluto genio musicale e interprete sopraffino, soprattutto delle complicate e bellissime Variazioni Goldberg, composte da Bach per allietare le lunghe notti di un conte che soffriva di una terribile insonnia. 

martedì 3 gennaio 2017

Let's talk about books: IL GATTOPARDO

TITOLO: Il Gattopardo
AUTORE: Giuseppe Tomasi di Lampedusa
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2006 (prima ed. 1958)
CASA ED.: Feltrinelli
"Il sole [...] si rivelava come l'autentico sovrano della Sicilia: il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante anche, che annullava le volontà singole e manteneva ogni cosa in una immobilità servile, cullata in sogni violenti, in violenze che partecipavano dell'arbitrarietà dei sogni."
Cinquantesimo libro di questo 2016 e non poteva esserci libro migliore per arrivare al traguardo. 
Un romanzo breve che però riesce a condensare in poche pagine un lungo lasso di tempo (dal 1860 si scivola fino al 1910) e a racchiudere tutto il sentimento e le sensazioni di un'epoca. 
Le vicende dell'ultimo dei Salina, il Principe Fabrizio, l'ultimo Gattopardo rappresentante di quella dinastia borbonica che sta vivendo gli ultimi singulti del proprio dominio, diventa il mezzo attraverso cui raccontare il passaggio dell'Italia da mera espressione geografica, come ebbe a definirla Metternich, a Stato unificato. Al suo centro vi è ovviamente un'aristocrazia ormai in declino che ha visto le sue ricchezze volar via come rondini che sono andate a posarsi tra i rami novelli di una nascente borghesia, volgare forse ma pronta a trarre ogni vantaggio dalle occasioni che le si presenteranno. La nobiltà è invece preoccupata che il cambiamento in atto possa portare ad una disastrosa perdita di potere e privilegi ma come nota l'astuto Tancredi, nipote del protagonista, per far sì che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi: è così nel romanzo, è (purtroppo) anche così nella storia della nazione, almeno per chi avrà la voglia e la forza di far buon viso a cattivo gioco, con una certa dose si spensieratezza come il giovane Tancredi ma non l'ormai anziano e stanco Principe Fabrizio.

sabato 31 dicembre 2016

Let's talk about books: I VICERÈ

TITOLO: I Viceré
AUTORE: Federico De Roberto
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014 (prima ed. 1920)
CASA ED.: Newton Compton
"La storia d'una gran famiglia, la quale deve essere composta di quattordici o quindici tipi, tra maschi e femmine, uno più forte e stravagante dell'altro. Il primo titolo era Vecchia razza: ciò ti dimostri l'intenzione ultima, che dovrebbe essere il decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta"
Federico de Roberto 
Ebbene sì, proprio come mi era già successo con Memorie d'Adriano mi ritrovo di nuovo a dispiacermi del fatto che goodreads permetta di dare solo cinque stelle a un libro. Dopo anni e anni in cui continuavo a ripetermi che dovevo assolutamente leggere I Viceré, finalmente è giunto il suo momento e la prima domanda che mi sono fatta una volta girata l'ultima pagina è stata: "perché ci ho messo così tanto a decidermi a leggerlo?" La domanda rimarrà probabilmente senza risposta ma intanto mi ritrovo con un altro romanzo da aggiungere allo scaffale dei super preferiti. 
Tuttavia data la completa assenza di questo romanzo dai radar scolastici, nonostante la storia si svolga in un periodo storico cruciale per il nostro paese (ma la cosa dovrebbe sorprendermi poco visto che per studiare semi-decentemente il Risorgimento ho dovuto aspettare di arrivare all'università!) non posso addossarmi tutte le colpe per questo ingiustificabile snobismo, infatti l'opera di De Roberto sembra essere stata relegata in un angolino, complice il giudizio negativo di Benedetto Croce, il giudice supremo degli affari della letteratura italiana. Eppure non ha assolutamente nulla da invidiare ai più titolati scrittori siciliani come Verga o Pirandello, come ebbe poi a sottolineare un altro conterraneo dello scrittore, Leonardo Sciascia, che si spinse oltre e sostenne che dopo i Promessi Sposi di Manzoni nell'empireo dei romanzi italiani I Viceré meritasse un posto di prim'ordine e maggiore considerazione.
Non posso fare a meno di accordarmi al parere di Sciascia, il solo aver pensato un romanzo di tale portata è ammirevole ma essere riusciti a portarlo su carta ha dello straordinario, la prosa fluida, che in un periodo che mi vede alle prese con un esame di letteratura latina e quindi con la scrittura ricca, chiara e non verbosa e tutta giocata su un bilanciarsi di giustapposizioni e punti di vista diversi di Sallustio e della sua "Congiura di Catilina" mi ha fatto apprezzare doppiamente la capacità di De Roberto di costruire grandi architetture sintattiche che però hanno la capacità di librarsi leggere e avviluppare il lettore e immergerlo nella storia. Non una parola di più né una di meno di quelle necessarie, fiorita di alcuni "sicilianismi" che da siciliana e apprendista linguista non ho potuto far altro che notare e gustare.

sabato 30 aprile 2016

Let's talk about books: I NORMANNI NEL SUD ~ IL REGNO NEL SOLE

Per la serie "a blast from the past", ripropongo una mia vecchia recensione di due saggi storici che mi sono particolarmente cari, sia per il tema trattato che per la persona che ha posseduto i due volumi prima di me. Queste mie brevi considerazioni erano state postate nella versione precedente di questo blog e l'articolo risale al 21 luglio del 2013.
~ ~ ~
TITOLO: I Normanni nel Sud / Il Regno nel Sole.
TITOLO ORIGINALE: The Normans in the South / The Kingdom in the Sun.
AUTORE: John Julius Norwich.
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1971/1972 (prima edizione 1967/1970).
CASA ED.: Mursia Editore.

Copertina della prima edizione
del libro
La passione per i fatti storici mi accompagna da sempre e ogni tanto (spesso) mi capita di provare curiosità verso un personaggio o un determinato periodo storico e allora devo procurarmi maggiori informazioni, è quasi un bisogno fisico pari a quello di mangiare o bere. A volte può bastare spulciare in modo approfondito Wikipedia ma altre volte il supporto di un buon libro è davvero necessario. Questi due libri di cui mi accingo a parlare li ho scovati per caso, appartenevano a mia nonna e si può dire che mi siano capitati tra le mani proprio al momento giusto, da sempre affascinata dalla dinastia normanna e reduce dalla visione della prima stagione di Vikings mi sono dedicata a qualche ricerca veloce sui protagonisti per capire quando c'era di inventato e quanto invece poteva risalire a fatti effettivamente avvenuti. 
Il Regno nel Sole
prima edizione.
Ho scoperto che il mio personaggio preferito della serie, Rollo, non è altri che il capostipite dei Duchi di Normandia, coloro che nel 1066 conquisteranno l'Inghilterra grazie al coraggio di Guglielmo il Conquistatore e che sempre animati da un forte spirito di avventura si spingeranno fino al Sud Italia dove creeranno il Regno di Sicilia. I due libri sono opera di John Julius Norwich, prima ambasciatore britannico presso Belgrado e Beirut e poi scrittore a tempo pieno. Quasi un novello Goethe che dopo un viaggio in Sicilia e nel sud della penisola italiana, affascinato dai resti di questa antica civiltà che accomuna Italia e Inghilterra, decise appunto di scrivere sulla nascita del mito normanno.

lunedì 11 aprile 2016

Let's talk about movies: RACE - IL COLORE DELLA VITTORIA

TITOLO ORIGINALE: Race
REGISTA: Stephen Hopkins
ANNO: 2016
CAST: Stephan James (Jesse Owens), Jason Sudeikis (Larry Snyder), Carice Van Houten (Leni Riefenstahl), Jeremy Irons (Avery Brundage), David Kross (Carl "Luz" Long), Barnaby Metschurat (Joseph Goebbels)
"In those ten second, there's no black or white, only fast or slow."

La storia del velocista Jesse Owens è nota a tutti. È una di quelle occasioni in cui storia e sport si legano in modo fortissimo, dove le capacità atletiche travalicano i propri confini fatti di record, minuti, metri e medaglie per parlare d’altro, per denunciare qualcosa, per aprirci gli occhi e dimostrare che ciò che è moralmente giusto non sempre si piega alla follia di chi vorrebbe costruire un mondo plasmato secondo logiche che di logico con hanno proprio nulla. Si, perché il giovane Jesse, nato in Alabama in una famiglia poverissima, partito dal nulla con solo un paio di scarpette e la voglia inestinguibile di correre, correre e solamente correre, più veloce di tutti, è anche quell’uomo straordinario che in tempi altrettanto straordinari si è presentato alle Olimpiadi del ’36, tenutesi in una Germania ormai sotto il controllo nazista, ed è riuscito grazie alle sue prestazioni sportive fuori dall'ordinario a infliggere a Hitler uno smacco non da poco, vincendo proprio sotto il naso del führer ben quattro ori olimpici, non male eh?
Di questa storia fantastica che intreccia sport, storia e conflitti sociali ci racconta Race, film di Stephen Hopkins, che con l’ausilio di una fotografia che ingiallendo i toni ricorda molto da vicino le immagini delle vecchie cineprese e l’utilizzo di una tecnica di ripresa che sembra accelerare e decelerare seguendo gli scarti di un velocista, ci trasporta direttamente al momento prima che Jesse diventi James Owens (Stephan James), il quattro volte campione alle Olimpiadi.

venerdì 26 febbraio 2016

Let's talk about books: LA VERA STORIA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER

TITOLO: La vera storia del pirata Long John Silver.
TITOLO ORIGINALE: Long John Silver: Den äventyrliga och sannfärdiga berättelsen om mitt fria liv och leverne som lyckoriddare och mänsklighetens fiende.
AUTORE: Björn Larsson
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2011 (prima edizione 1995)
CASA ED.: Iperborea
"Perché voglio dirti una cosa, una volta che sei stato libero e padrone di te stesso in mare, e liberi lo si è davvero, sarebbe peggio della morte tornare a ubbidire come uno schiavo."
Chi non ha mai letto o ascoltato il ritornello che fa "quindici uomini sulla cassa da morto e una bottiglia di rum"? Chi per carnevale da bambino (ma non solo) non ha desiderato vestirsi da pirata con tanto di cappello indossato di sbieco e benda sull'occhio?
I pirati fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo, ce li immaginiamo malvagi, senza paura, armati fino ai denti, sempre pronti a prendere d'assalto navi cariche d'oro e scialacquare i loro averi così duramente guadagnati in fiumi di rum. Questa descrizione di certo ha i suoi riscontri nella realtà, provate a chiederlo alla marina inglese e spagnola di inizio '700! Eppure i pirati sono delle figure affascinanti, simbolo di resistenza e della voglia di libertà. Ultimamente stiamo anche assistendo ad un revival del genere, oltre agli spiritosi film della saga de I Pirati dei Caraibi, l'emittente Starz con la serie Black Sails (la terza stagione è ora in onda in Italia su AXN, canale della piattaforma Sky) ha ben pensato di mescolare realtà e finzione, storia e letteratura e riportare in auge le avventure piratesche, rifacendosi e rimodellando il libro sui pirati per antonomasia: L'Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson. L'avventura del giovane Jim Hawkins è nota a tutti, così come già noti suonano al nostro orecchio i nomi del capitano Flint, di Billy Bones e soprattutto dell'antagonista principale della storia, Long John Silver, il pirata astuto e machiavellico con una gamba sola e un pappagallo sulla spalla. Divenuto una figura iconica, se si riflette meglio sul racconto di Stevenson è però possibile notare come il suo personaggio, come del resto l'intero equipaggio della nave Walrus, venga presentato dall'autore scozzese in medias res, quel poco che sappiamo sul tesoro, la nave, Flint e tutti gli altri marinai lo scopriamo a spizzichi e bocconi attraverso le battute degli altri personaggi o da quanto racconta lo stesso Silver, in generale comunque ne sappiamo molto poco.

giovedì 21 gennaio 2016

Let's talk about books: CATERINA LA MAGNIFICA

TITOLO: Caterina la Magnifica. Vita straordinaria di una geniale innovatrice.
AUTORE: Lia Celi, Andrea Santangelo
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2015
CASA ED.: UTET

Non posso dire che la storia sia un argomento che mi annoi, per quanto mi riguarda è sempre stata una delle mie materie preferite, persino all'università e nonostante la mia scarsa memoria non sia d'aiuto con le date, ma ho sempre pensato che dal passato si possa imparare molto e che ogni avvenimento possa darci importanti indizi per cercare di non commettere più gli stessi errori o fornirci qualche esempio da seguire.
Però, diciamolo onestamente, sarà capitato a tutti di confrontarsi con un periodo storico particolarmente ostico, o con un professore che avrebbe saputo rendere noiosa persino una barzelletta, o ancora quel libro di testo che avremmo voluto lanciare fuori dalla finestra come Bradley Cooper ne Il Lato Positivo. Ma il libro di cui voglio parlare non è affatto uno di questi noiosissimi tomi, anzi è un piccolo miracolo storiografico, un volume capace di fornire tantissime nozioni storiche utilizzando però un linguaggio fresco e discorsivo. Non si rinuncia nemmeno a qualche sagace battuta, anzi si da vita ad un mix esplosivo di storia e aneddoti in cui non mancano spassose quanto improbabili citazioni dei Pooh e caustici riferimenti al presente che ci dimostrano come a noi essere umani, parafrasando il Gattopardo, piace cambiare tutto per non cambiare niente, insomma passano gli anni, i secoli, ma la natura umana tende a mostrarsi sempre uguale, nel bene come nel male. Imprescindibili le note a piè di pagina, spesso persino più divertenti del testo principale.
Caterina la Magnifica di Lia Celi e Andrea Santangelo, la prima è giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, mentre il secondo oltre che scrittore è esperto di storia militare (entrambi hanno un profilo twitter, seguiteli perché sono simpaticissimi), è prima di tutto una biografia su un personaggio fondamentale del Rinascimento italiano ma di cui non si parla abbastanza, come suggerisce lo stesso sottotitolo fu una figura particolare che visse una vita straordinaria in un'epoca altrettanto straordinaria, le cui innovazioni vanno dalla sella per cavalcare all'amazzone, al ricamo e al gelato, fino ad arrivare al moderno concetto di biancheria intima. È innanzitutto una Medici e non c'è bisogno di sottolineare l'importanza assunta da questa famiglia nella storia italiana tra quattrocento e cinquecento ma con il successivo matrimonio con Enrico II re di Francia (figlio di Francesco I di Valois) salirà al trono francese ed esporterà in Francia il meglio della cultura rinascimentale italiana, dalla pasticceria all'arte passando anche per tecniche e strumenti militari.

domenica 17 gennaio 2016

Let's talk about tv series: SHERLOCK SPECIAL ~ The Abominable Bride

STAGIONI: 3
STATO: in corso
EMITTENTE: BBC
CAST: Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes), Martin Freeman (John Watson), Amanda Abbington (Mary Morstan), Andrew Scott (Jim Moriarty) [more]


Quando Steven Moffat ha ideato il personaggio di Amy Pond descrivendola come "the girl who waited" probabilmente, nella sua diabolica mente, doveva aver già delineato la figura-tipo del fan di Sherlock, il fan più paziente che esista sulla Terra, pronto a gustarsi una manciata di episodi nel giro di poche settimane (solitamente tre) per poi rimettersi in attesa per uno svariato numero di anni con solo le sue strampalate teorie a fargli compagnia. Fatta questa premessa, immaginate cosa possa aver significato per noi fan di Sherlock, "the fandom who waited" sapere che la nostra serie preferita che conta solo tre stagioni mandate in onda nel lasso di tempo in cui altre serie sfornano almeno 6/7 stagioni da venti episodi, avrebbe avuto addirittura un episodio speciale e, aggiungo, che questo episodio sarebbe stato proiettato pure al cinema! Come esclama Sherlock ogni volta che vede un cadavere: "Oh it's Christmas!". Effettivamente The Abominable Bride doveva essere un Christmas Special sulla scorta degli speciali natalizi di Doctor Who, ma successivamente la messa in onda è slittata al primo gennaio, non fosse mai che ci abituassimo ad avere un'episodio di Sherlock prima del previsto...

sabato 9 gennaio 2016

Let's talk about movies: MACBETH

TITOLO ORIGINALE: Macbeth
REGISTA: Justin Kurzel
ANNO: 2015
CAST: Michael Fassbender (Macbeth). Marion Cotillard (Lady Macbeth), Sean Harris (Macduff), Paddy Considine (Banquo).
Life's but a walking shadow. Honor. Love. Friends. But in there's death. Curses.

"By the pricking of my thumbs, something wicked this way comes" esclama una delle tre Fatidiche Sorelle in Macbeth, sarebbe possibile parafrasarlo, niente di malvagio sta infatti arrivando, ma è invece arrivata sul grande schermo l'ennesima trasposizione della grande tragedia di William Shakespeare, che compose Macbeth intorno al 1506-1508, da allora la tragedia più breve del Bardo ha ottenuto un grande successo ed è stata frequentemente riadattata per il cinema e il teatro, può addirittura vantare una versione operistica musicata dal grande compositore Giuseppe Verdi.
La versione che ci propone il regista australiano Justin Kurzel, coadiuvato dal fratello Jed che cura le scarne quanto efficaci musiche, restituisce i temi fondamentali della tragedia, ovvero la violenza, la brama di potere e la conseguente caduta del malvagio Macbeth, affidandosi anche agli spettacolari paesaggi, fortemente valorizzati e che contemporaneamente valorizzano la pellicola e la storia attraverso la loro desolazione e un'atmosfera rarefatta. Le brughiere sconfinate e spazzate dal vento sono scenari che ben si prestano sia alle scene di battaglia sia alle apparizioni di misteriosi spiriti che con le loro parole daranno il via all'intera tragedia.

lunedì 4 gennaio 2016

Let's talk about movies: STAR WARS EPISODIO VII ~ IL RISVEGLIO DELLA FORZA

TITOLO ORIGINALE: Star Wars The Force Awakens
REGISTA: JJ Abrams
ANNO: 2015
CAST: Daisy Ridley (Rey), Adam Driver (Kylo Ren), Oscar Isaac (Poe Dameron), Harrison Ford (Han Solo), Carrie Fisher (Principessa Leia), Mark Hamill (Luke Skywalker).


In una galassia non troppo lontana, ok diciamo pure nel nostro sistema solare, volendo essere più specifici nel nostro pianeta Terra c'è stato un risveglio, e nemmeno uno qualunque. Centinaia, migliaia di fan di Star Wars sono stati scossi dal loro torpore e con loro somma gioia, e qualche borbottio dobbiamo dirlo, si sono recati al cinema per vedere il tanto atteso Episodio VII.
Da brava nerd quale sono, istruita sul potere della Forza da mio padre, non potevo di certo lasciarmi sfuggire l'occasione di vedere al cinema il nuovo capitolo della saga più amata e odiata del pianeta, ovviamente in compagnia del mio maestro Jedi (leggasi: mio padre). Odiando le sale eccessivamente affollate e la conseguente folla eterogenea che si riversa nei cinema durante il periodo natalizio ho deciso di non recarmi subito a vedere il film ma, con abbondante sprezzo del pericolo di incappare in qualche spoiler, ho aspettato (quasi) pazientemente una settimana e mi sono potuta godere il film in relativa tranquillità. 

mercoledì 2 dicembre 2015

Let's talk about books: INVINCIBLE

TITOLO: Invincible: Inside Arsenal's Unbeaten 2003-2004 Season
AUTORE: Amy Lawrence
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 23 ottobre 2014
CASA ED.: Viking/Penguin

"Please don't put your life in the hands of a rock 'n' roll band who'll throw it all away" cantavano gli Oasis ma l'assunto, ve lo posso garantire, è valido anche sostituendo al gruppo rock una squadra di calcio. Chiunque mi conosca almeno un po' sa perfettamente che oltre ai libri, il cinema e l'arte c'è un altro interesse fondamentale nella mia vita: una squadra di calcio. Si, undici uomini sudaticci che inseguono un pallone sono la mia fonte primaria di gioia, dolore, divertimento, frustrazione, felicità inesprimibile e tristezza profonda. L'Arsenal FC, squadra inglese che milita in Premier League, è da undici anni quella che mi piace definire come la mia "coperta di Linus", ci siamo incontrate per caso e da quella lontana estate del 2004 non ci siamo più lasciate, il libro di cui mi accingo a parlare però si concentra esclusivamente sulla stagione precedente alla mia prima da tifosa; ma la reputo ugualmente importante perché sono state le repliche in tv delle partite di quel campionato a farmi capitolare. La letteratura sull'Arsenal è vasta, si è scritto praticamente di tutto, ma testo fondamentale resta sempre e comunque Fever Pitch (Febbre a '90) di Nick Hornby (da cui hanno tratto anche un bel film con Colin Firth), tuttavia fermandosi ai primissimi anni novanta non si fa nessuna menzione alla rinascita del club sotto la guida di Arsène Wenger, manager francese che ormai guida la squadra da quasi vent'anni, e soprattutto alla meravigliosa stagione 2003-04 in cui il club è riuscito a vincere il campionato senza perdere nessuna delle trentotto partite. A colmare il gap, sebbene analizzando la vicenda da un punto di vista più sportivo che personale come accade nel romanzo di Hornby, ci ha pensato Amy Lawrence, giornalista sportiva che scrive per diversi quotidiani inglesi, che con il suo libro rende omaggio ad una grande squadra composta da grandi campioni e contemporaneamente analizza nel dettaglio come si è concretizzato questo grande successo.

giovedì 29 ottobre 2015

Let's talk about movies: CRIMSON PEAK

TITOLO ORIGINALE: Crimson Peak
REGISTA: Guillermo del Toro
ANNO: 2015
CAST: Mia Wasikowska (Edith Cushing), Jessica Chastain (Lucille Sharpe), Tom Hiddleston (Thomas Sharpe), Charlie Hunnam (Dr. Alan McMichael) [more]
“But the horror? The horror was for love.
The things we do for love like this are ugly, mad, full of sweat and regret.
This love burns you, maims you, twists you inside out.
It is a monstrous love, and it makes monsters of us all.”

"Beware of Crimson Peak" mi avvisa un sibilo sommesso, dovrebbe incutermi timore ma i film horror non sono mai riusciti a spaventarmi seriamente. E dire che ci ho provato, ho creato l'atmosfera più favorevole (buio e silenzio assoluto), ne ho visti un buon numero, persino i più decantati... risultato? Una noia pazzesca intervallata da addormentamenti istantanei. Non c'è niente da fare, nulla mi concilia il sonno come un buon film horror, nemmeno venti tazze di camomilla extra forte saprebbero fare di meglio. 
Eppure Crimson Peak mi è piaciuto. Si, mi è decisamente piaciuto. Perché? È semplice, perché è tutto fuorché un film horror! Ci sono i fantasmi è vero, ma più la storia va avanti più è facile rendersi conto che non sono loro che dovrebbero preoccuparci quanto le profondità della mente umana nelle sue molteplici sfumature, dovremmo scappare dalle persone e non dagli spettri, questo ribaltamento di ruoli avrà probabilmente fatto storcere il naso ai cultori del genere ma secondo me ha solamente contribuito ad arricchire il film e a renderlo più interessante.

sabato 17 ottobre 2015

Let's talk about books: TRENO DI NOTTE PER LISBONA

TITOLO: Treno di notte per Lisbona
TITOLO ORIGINALE: Nachtzug nach Lissabon
AUTORE: Pascal Mercier
ANNO DI PUBBLICAZIONE:2008 (p.e. 2004)
CASA ED.: Oscar Mondadori
"Delle esperienze che facciamo, riusciamo a tradurne in parola al massimo una e anche questa solo per caso e senza l'accuratezza che meriterebbe."
Non vorrei vivere in un mondo senza libri. Senza quei libri capaci di tenerti incollato alle loro pagine per ore fino a farti dimenticare tutto il resto, libri che rispondono alle tue domande e contemporaneamente ti pongono dei quesiti, ti fanno riflettere sulle piccole cose e su quelle enormi, giganti che a volte ti fanno anche un po' paura. Libri che sono come viaggi, in luoghi lontani o vicini oppure esplorazioni dell'anima. Sono grata a questi libri perché mi ricordano quale fantastica avventura è prendere in mano un volume e lasciarsi trasportare dal potere delle parole, ogni viaggio rinsalda alcune nostre sicurezze o ci stravolge la vita e ce la cambia un po'. I libri sono treni, più particolari però dei loro corrispettivi in metallo, sappiamo da quale binario partiamo ma non sappiamo mai dove possiamo arrivare, quali territori esploreremo. Sarà un viaggio nel passato o nel presente? Toccheremo le lontane coste del futuro? A volte è un po' di tutto. 
La stessa riflessione da me fatta una volta terminato Treno di notte per Lisbona deve averla pensata anche il protagonista del romanzo, Raimund Gregorius, anziano professore di lettere classiche ed ebraico, che in una mattina come tante altre, sotto una pioggia scrosciante, attraversa il solito ponte che lo porterà al Liceo di Berna che ha frequentato da ragazzo e dove ora insegna da tantissimi anni,